Tokyo (AsiaNews) – Il Giappone sembra essere la fucina dei nuovi dirigenti gesuiti. Il 19 gennaio, infatti, è stata annunciata l’elezione dello spagnolo p. Adolfo Nicolas (71 anni) a preposito generale della Compagnia di Gesù. La notizia ha sorpreso molti, anche perchè l’eletto proveniva dal Giappone dove, a giudicare dall’esiguo numero delle conversioni, l’attività missionaria sembra poco efficiente.
Ma anche 43 anni fa a reggere il grande ordine fu scelto p. Pedro Arrupe, egli pure spagnolo e missionario in Giappone, che - quando dovette dimettersi per malattia – venne sostituito dal reggente p. Giuseppe Pittau, già rettore dell’università Sofia di Tokyo. Situazione paradossale: il Giappone allergico al cristianesimo può produrre ottimi missionari. Così è stato anche 4 secoli fa nelle persone di san Francesco Saverio, primo missionario in questo Paese, e di p. Alessandro Valignano, antesignano dell’inculturazione.
Padre Nicolas ha saputo gradualmente inserirsi nella linea di questa successione, tanto da diventare l’icona del missionario nell’Asia orientale negli ultimi 40 anni: mandato a Tokyo nel 1964, non ancora sacerdote, ha lasciato la capitale solo quando ha diretto l’istituto di pastorale per l’Asia orientale (E.A.P.T.: East Asia Pastoral Institute) a Manila (1978-84).
Il fatto di essere stato superiore della regione dei gesuiti in Giappone (1993 – 1999) e direttore della conferenza dei gesuiti dell’Asia orientale e dell’Oceania (2004 al 2007), l’ha preparato all’attuale carica. Ma sono tre gli ambienti che hanno contribuito soprattutto a formare la sua personalità: l’università Sophia, il vertice della Chiesa cattolica giapponese e il Centro cattolico internazionale della diocesi di Tokyo.
L’immagine che viene in mente al cittadino della capitale quando pensa alla Chiesa cattolica è il complesso edilizio dell’università Sophia. Fondata nel 1913 ha avuto una vita stentata fino 1945 a causa delle restrizioni del governo ipernazionalista. Ma dopo la guerra, il quartiere generale dei gesuiti a Roma, sognando, come altri, uno sviluppo sostanzioso del cattolicesimo in Giappone ha investito molto nell’università di Tokyo.
Dopo l’ordinazione sacerdotale (1967) p. Nicolas è stato destinato all’insegnamento nell’Università. Benché il sogno delle conversioni in massa fosse già svanito, la facoltà di teologia era frequentata.. È stato qui che il futuro leader dei gesuiti ha posto le basi della riflessione sul rapporto tra cultura e fede.
Durante un’intervista con giornalisti all’indomani dell’elezione, padre Nicolas ha detto, tra l'altro, che la sua visione della religione è stata pesantemente influenzata dagli anni vissuti in Giappone. In un articolo apparso sulla rivista Concilium del 2005 ha scritto: “In Asia siamo in situazione di crisi perchè il nostro messaggio non è reso visibile dalla nostra vita.. …La gioia e la semplicità del servizio hanno lasciato il posto a un complicato sistemi di controlli e regolamenti che rendono il Vangelo qualcosa di distante dalle persone”.
Nel 1998 in occasione del Sinodo speciale dei vescovi per l'Asia si è rivelata la sua abilità e disponibilità nell’aiutare il direttivo della Chiesa giapponese. Si trattava di raccogliere le risposte al questionario mandato da Roma. di oltre 350 rappresentanti “In quella occasione - ha detto p. Oda Takehiko, rettore del seminario teologico di Tokyo - ho ammirato la sua capacità di raccogliere e ordinare, senza discriminazione, le opinioni di ciascun rappresentante. Grazie a questo lavoro i vescovi hanno potuto presentare il volto e le istanze della chiesa giapponese al sinodo speciale”.
Ma è soprattutto a servizio dei lavoratori stranieri che si è apprezzata la sua lungimiranza e delicatezza. Ne dà testimonianza un sacerdote di Tokyo, p. Ohara Takeshi, suo compagno di seminario e ora direttore del CTIC (centro internazionale cattolico di Tokyo), che lo aveva invitato a impegnarsi per il Centro, appena libero dalla responsabilità di superiore: “Era ammirevole la sua capacità di occuparsi delle situazioni difficili di ciascuno e di sostenerli nella fede rispettando tutti, senza dar peso a atteggiamenti pietistici che egli non condivideva”.
“Servizio” è la parola che sintetizza l’esortazione che il neo-eletto ha rivolto ai 19mila gesuiti sparsi nel mondo nell’omelia della Messa celebrata nella chiesa del Gesù il 20 gennaio : “ Come cristiani, come gesuiti, come popolo di Dio noi siamo chiamati a servire. Quanto piú serviremo, tanto piú piaceremo a Dio”.










