Okinawa rielegge Tamaki, il governatore contrario alle basi Usa

Nonostante le turbolenze degli ultimi mesi attorno a Taiwan che vedono questa prefettura in prima linea, tra i suoi abitanti continua a dominare il malcontento per la concentrazione in quest'area del Giappone delle basi statunitensi. Sconfitto il candidato dei conservatori.

di Guido Alberto Casanova

Tokyo (AsiaNews) - Denny Tamaki l’ha spuntata di nuovo: il risultato delle elezioni amministrative di Okinawa, tenutesi ieri, premia il governatore in carica che è stato riconfermato col 51% circa dei voti. Sakima Atsushi, il principale rivale sostenuto dai partiti della coalizione di governo a guida conservatrice (LDP e Komeito), si è fermato invece al 41%. Il risultato rispecchia i sondaggi della vigilia, che davano in vantaggio il governatore sostenuto dall’opposizione.

Gran parte della politica di Okinawa si svolge in funzione del rapporto col governo centrale e oggi Tamaki è forse il governatore del Paese più battagliero con cui Tokyo deve avere a che fare. La sua presa sull’elettorato della prefettura più periferica del Giappone si deve in gran parte alla sua aperta opposizione alla presenza delle basi militari statunitensi, che oltre a occupare il 5% del territorio di tutta Okinawa sono spesso anche fonte di tensioni con la popolazione locale.

Sulla base di questo malcontento locale si è sviluppato un movimento di opposizione, che in Tamaki ha trovato la propria espressione politica. Il 70% di tutte le basi statunitensi in Giappone si trovano proprio a Okinawa: troppo, secondo Tamaki e suoi sostenitori.

Tamaki nel 2018 aveva promesso di spostare la base aerea statunitense di Futenma, attualmente collocata all’interno della città di Ginowan. I governi giapponese e statunitense hanno proposto la ricollocazione a Henoko, una zona meno densamente abitata dell’isola, ma Tamaki si è opposto chiedendone lo spostamento al di fuori di Okinawa. Ne è seguito un braccio di ferro legale tra governo locale e governo centrale, che negli ultimi mesi ha agitato notevolmente la politica di Okinawa.

Nonostante le turbolenze degli ultimi mesi attorno a Taiwan che vedono la prefettura in prima linea, gli abitanti di Okinawa continuano a vedere di cattivo occhio le basi statunitensi. Il 55% infatti si oppone al piano di ricollocazione a Henoko secondo i sondaggi. Nel proprio messaggio di vittoria di ieri Tamaki ha fatto riferimento proprio a questi elettori, ringraziandoli perché la loro determinazione a “non permettere mai la costruzione di una nuova base non ha vacillato nemmeno di un millimetro”. “I governi giapponese e statunitense dovrebbero prendere sul serio questo risultato elettorale” ha aggiunto.

Ma quello delle basi statunitensi non era l’unico tema di queste elezioni perché anche l’economia è stata tra le protagoniste di questa campagna elettorale. Okinawa infatti oltre a essere la prefettura più povera del Giappone è anche molto dipendente dal turismo, un settore che ha sofferto enormemente durante la pandemia. Tamaki a questa tornata elettorale avrebbe dedicato maggior attenzione alle proposte per la ripresa economica, rubando al candidato conservatore uno dei temi forti su cui si fonda la strategia elettorale dell’LDP anche a Okinawa.

A contribuire alla sconfitta del candidato conservatore però potrebbero essere anche i suoi legami con la Chiesa dell’Unificazione, sui cui l'opinione pubblica giappoense ha acceso i riflettori dopo l’omicidio di Abe lo scorso luglio. I rapporti tra l’organizzazione religiosa e l’LDP sono uno dei fattori che ha portato al brusco calo del governo di Kishida nei sondaggi, ed è probabile che la stessa dinamica si sia ripetuta anche a Okinawa.

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