Seoul, dopo il Giappone, rilancia la caccia alle balene. Ira degli ambientalisti

La Corea del Sud userà il “pretesto” della “ricerca scientifica” e non chiederà “autorizzazioni” a nazioni terze. Dietro pressioni di Tokyo, cade la proposta di creare un “santuario” per i cetacei nel sud dell’Atlantico. Ambientalisti denunciano l’uccisione di due milioni di esemplari nel secolo scorso e avvertono: specie a rischio.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) - Sfruttando un cavillo legale, la Corea del Sud ha manifestato l'intenzione di riprendere la caccia alle balene; si tratta della stessa tattica usata dal vicino Giappone, che consente di eludere la moratoria globale per motivi di "ricerca scientifica". La decisione ha scatenato le ire delle nazioni contrarie e degli ambientalisti, che già nei giorni scorsi hanno dovuto accusare una battuta d'arresto quando Tokyo - sfruttando il sostegno dei Paesi alleati - ha affossato la proposta di creare un "santuario" per le balene nel sud dell'Oceano Atlantico. Il governo sud-coreano ha precisato che comunicherà "in un secondo momento" il numero di cetacei che prevede di uccidere e dove, ma insiste che "non sarà necessario il benestare delle nazioni straniere".

L'inviato sud-coreano all'incontro annuale della Commissione internazionale per la caccia alle balene ha ricordato che il Paese è un "tradizionale consumatore" di carne di balena fin dai "tempi più antichi". Kang Joon-suk ha inoltre aggiunto che il popolo ha vissuto con "dolore e frustrazione" gli anni in cui la pesca è stata bandita, perché "abituata per tradizione a cibarsi" dei cetacei. E la pesca si concentra in particolare attorno alla città costiera di Ulsan, in cui è facile trovare sulle tavole tranci di balene finite "accidentalmente" nelle reti da pesca.

Il delegato sud-coreano ha inoltre aggiunto che Seoul condurrà la pesca all'interno delle acque territoriali, a differenza di Tokyo che si è attirato gli strali di Australia e Nuova Zelanda massacrando centinaia di esemplari ogni anno col pretesto di una presunta "ricerca scientifica" nell'Atlantico. Il commissario neozelandese Gerard van Bohemen ha accusato la Corea del Sud di mettere a rischio la popolazione marina, precisando inoltre che sinora il governo nipponico "non ha dato alcun contributo alla scienza" durante le spedizioni oceaniche alla caccia dei cetacei.

Il Giappone, che insieme a Norvegia e Islanda, permette la caccia alle balene per fini commerciali, vuole perpetrare la predazione dei cetacei, amatissimi sulle tavole del Sol Levante. Tokyo è riuscita a far cadere la proposta di creare una zona protetta nel sud dell'Oceano Atlantico, con una votazione conclusa con 38 Paesi favorevoli e 21 contrari, due le nazioni astenute. Il regolamento prevede però che le proposte siano accolte con un quorum dei due terzi. Il voto si è svolto il 2 luglio scorso, durante la riunione annuale - a Panama - della Commissione internazionale per la caccia alle balene. Secondo i dati presentati da associazioni ambientaliste, sono più di due milioni le balene uccise nel secolo scorso dall'industria della pesca e le specie sono a rischio estinzione.

 

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