Al blogger saudita Raif Badawi, in cella per “insulto all’islam”, il premio Sakharov 2015

Il presidente Ue Martin Schulz lancia un appello a re Salman per un rilascio “immediato” dell’attivista, perché possa ritirare il premio “con le proprie mani”. Secondo la moglie a breve riceverà una seconda tornata di frustate. Nelle scorse settimane egli era stato insignito del Pen Pinter Price.

Strasburgo (AsiaNews) - Il blogger saudita Raif Badawi, in carcere per aver “insultato l’islam” negli scritti pubblicati sulla Rete, è stato insignito oggi dal Parlamento europeo del premio Sakharov per la libertà di espressione. Martin Schulz, presidente dell’Assemblea, lancia al contempo un appello a re Salman dell’Arabia Saudita per un suo rilascio “immediato”. “Chiedo al re di Arabia - ha aggiunto il politico tedesco davanti ai deputati riuniti a Strasburgo - il rilascio immediato del signor Badawi, perché possa ritirare il premio con le proprie mani”. 

Il premio Sakharov - dal valore di 50mila euro - è considerato il più importante riconoscimento europeo per i diritti umani, l’equivalente europeo del Nobel per la pace. Creato in memoria del medico e dissidente sovietico Andrei Sakharov, in passato è stato conferito a personalità come Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi e, nel 2013, all’attivista pakistana Malala Yousafzai.

L’attivista saudita, già insignito a inizio mese del Pen Pinter Price, ha superato una coalizione di oppositori politici venezuelani e il dissidente russo (morto assassinato) Boris Nemtsov, di nomina postuma. Dal suo esilio in Canada la moglie del blogger saudita Ensaf Haidar si è detta “molto felice” per l’assegnazione del riconoscimento, scorgendo in esso “un messaggio di speranza e di coraggio”. Ringraziando i membri del Parlamento europeo, la donna ha aggiunto che nei prossimi giorni è prevista una nuova serie di frustate a carico del marito

Raif Badawi era stato arrestato nel 2012 e condannato in primo grado a sette anni di galera e a 600 frustate. Tuttavia, i giudici della Corte di appello hanno ritenuto troppo lieve la sentenza e hanno comminato 1000 frustate e 10 anni di carcere, oltre a una multa di 193mila euro. Un verdetto che è stato confermato nel giugno scorso dalla Corte suprema saudita, che lo ha punito per aver creato un blog “liberale” - poi chiuso - e aver “insultato l’islam usando i media elettronici”. 

Per quattro anni Badawi ha gestito il Liberal Saudi Network, un sito che incoraggiava il dibattito su internet delle questioni più importanti di attualità, di politica e anche di religione. In passato ha avuto ampia diffusione in rete un video ripreso da un cellulare che mostrava le fustigazioni comminate a carico del blogger; immagini che avevano sollevato la protesta internazionale e la richiesta di clemenza. In risposta, le autorità di Riyadh avevano espresso “sorpresa e sconcerto” per le critiche e respinto ogni forma di interferenza negli affari interni del Paese.

L’Arabia Saudita applica una versione rigorosa della legge islamica (sharia) e non tollera alcuna forma di dissenso politico. Nel regno vi è una larga diffusione di internet ed è uno dei Paesi della regione mediorientale in cui vi è il maggior uso dei social network fra cui Facebook e twitter. Tuttavia, le autorità reprimono con forza anche il minimo tentativo di critica o di richiesta di cambiamento. 

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