Arabia Saudita a rischio crisi idrica, riserve esaurite entro 13 anni

È l’allarme lanciato dagli studiosi della King Faisal University. Le acque sotterranee destinate a esaurirsi in poco più di un decennio, lasciando il Paese senza scorte. Le nazioni del Golfo annoverano i tassi più elevati di consumo di acqua pro-capite. Già evidenziato un “calo sensibile” delle falde.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Le acque sotterranee in Arabia Saudita si esauriranno entro i prossimi 13 anni, lasciando il Paese senza scorte e di fronte a una crisi idrica gravissima. È l’allarme lanciato da esperti della King Faisal University (Kfu), università pubblica saudita ad Al-Hofuf, nella provincia orientale di Al-Sharqiyya. La criticità della situazione è confermata dagli stessi vertici della Banca mondiale, che hanno diffuso un rapporto dedicato alla carenza di acqua naturale.Nel documento emerge che i Paesi del Golfo annoverano alcuni fra i più elevati tassi di consumo di acqua pro-capite al mondo.

Per acque sotterranee si intendono tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie terreste, nelle zone di saturazione e a diretto contatto col suolo o il sottosuolo. Sono risorse naturali vitali per la sopravvivenza, in alcuni casi rinnovabili e trans-frontaliere; per la loro natura, in molti casi diventano elemento di tensione fra etnie e nazioni.

Le nazioni appartenenti al Consiglio di cooperazione del Golfo stanno sperimentano il più ampio divario fra richiesta e disponibilità effettiva di fonti rinnovabili. Secondo quanto riferisce Mohammed Al-Ghamdi, membro del team di ricercatori della Kfu, il Bahrain usa il 220% delle proprie riserve di acqua; l’Arabia Saudita il 943% e il Kuwait il 2.465%.

Il ricercatore parla di “calo sensibile” nei livelli delle acque nelle aree agricole, a conferma della gravità del problema. “Questa è una situazione pericolosa - aggiunge Al-Ghamdi - per tutti i raccolti futuri che dipendono da queste falde acquifere”.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento di acqua, il regno saudita può contare su due risorse: le acque sotterranee e quelle derivanti dal processo di desalinizzazione, procedura che richiede peraltro un enorme quantitativo di energia. Il Paese è privo di fiumi e laghi, per questo le acque sotterranee costituiscono il 98% del totale delle risorse.

L’espansione selvaggia dell’agricoltura (palma, olive, frutti che richiedono molta acqua) e il largo consumo hanno ridotto le scorte e non si intravedono soluzioni adeguate per il futuro prossimo. “Il consumo per il fabbisogno agricolo - spiega Mohammed Al-Ghamdi - è stimato attorno al 95%, mentre solo il 5% se ne va per il consumo umano o i fabbisogni industriali”.

Al momento la sola opzione percorribile, aggiunge, è quella di rinnovare le acque sotterranee per aumentare le risorse a disposizione. Tuttavia nel lungo periodo questa soluzione non sarà più percorribile e potrà aprire scenari di crisi che potrebbero tradursi in carestie gravissime e guerre. 

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