Disturba i bambini, Riyadh abbassa il volume degli altoparlanti delle moschee

Una direttiva del ministero per gli Affari islamici ha ridotto di un terzo il suono. Fra quanti hanno invocato un abbassamento i genitori dei figli piccoli, il cui sonno veniva interrotto. Oltre al richiamo alla preghiera, spesso venivano trasmessi interi sermoni. Non tutte le moschee osservano la direttiva, che ha sollevato critiche e polemiche.

di Dario Salvi

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità di Riyadh difendono la decisione presa nei giorni scorsi di “abbassare” il volume degli altoparlanti delle moschee, famose per il richiamo dei fedeli alla preghiera e per le prediche che vengono diffuse a gran voce all’interno della comunità. A darne l’annuncio la scorsa settimana il ministero saudita per gli Affari islamici, che aveva ridotto a un terzo la portata massima consentita di casse e altoparlanti innescando la risposta polemica della fazione più conservatrice del Paese e vivaci discussioni sui social fra favorevoli e contrari. 

Il ministro Abdullatif al-Sheikh sottolinea che il provvedimento accoglie le lamentele in atto da tempo di una parte consistente dell’opinione pubblica. Fra quanti hanno invocato un abbassamento del volume vi sono i genitori dei bambini piccoli, secondo cui il richiamo a gran voce degli altoparlanti finiva in molti casi per interrompere il sonno dei figli e degli anziani. Intervenendo a un programma televisivo, egli ha detto che quanti vogliono pregare non hanno bisogno di aspettare il richiamo e attacca i contestatori bollandoli come “nemici del regno” che vogliono solo “aizzare l’opinione pubblica”. 

In risposta, sui social e in rete sta diventando sempre più popolare un hashtag che chiede la messa al bando della musica ad alto volume nei ristoranti e nei bar.

Secondo tradizione, gli altoparlanti dalle cime dei minareti sono usati per richiamare i fedeli alla preghiera, poi andrebbero spenti. In realtà in molti casi continuano a trasmettere interi sermoni. Secondo alcune fonti a Riyadh citate dalla Reuters solo alcune moschee avrebbero abbassato il volume. E almeno una continua a trasmettere al massimo volume tutti i riti come avveniva in passato, ignorando il decreto ministeriale. 

Nel regno saudita vige una monarchia assoluta sunnita, retta da una visione wahhabita e fondamentalista dell’islam. Le riforme introdotte negli ultimi due anni dal principe ereditario Mohammad bin Salman (Mbs) hanno toccato la sfera sociale e i diritti, fra cui il via libera per la guida alle donne e l’accesso (controllato e in apposti settori) agli stadi, oltre all’ambito religioso. Tuttavia, gli arresti di alti funzionari e imprenditori, la repressione di attivisti e voci critiche e la vicenda Khashoggi gettano più di un’ombra sul cambiamento.

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