La sommaria giustizia saudita non fa sconti ai bambini

Un rapporto di Human Rights Watch “Grandi prima del tempo: i bambini nel sistema giudiziario saudita” denuncia gli abusi di potere e la palese ingiustizia del sistema vigente nel regno saudita che riserva ai minorenni accusati di crimini anche minori lo stesso trattamento di un adulto.

Riyadh (AsiaNews/Hrw) -  ‘Colpevole fino a prova contraria’ è l’assunzione del sistema giudiziario saudita, che non fa sconti nemmeno ai bambini. Nel rapporto “Grandi prima del tempo: i bambini nel sistema giudiziario saudita”, l’organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw) mostra come arresti e processi sommari coinvolgono anche minori spesso arrestati per il semplice fatto di essere mendicanti, per essere scappati di casa o per essersi trovati in compagnia di ragazzi dell’altro sesso.

La polizia saudita non fa distinzioni tra maggiorenni e minorenni e i bambini subiscono punizioni “da grandi”. Infatti, un giovane sotto accusa può essere detenuto per un periodo fino a sei mesi in attesa del processo; le ragazze, per il semplice fatto di essere ‘femmine’, rischiano addirittura detenzioni per tempi illimitati giustificate dalla necessità delle autorità di “far loro da guida”.

I bambini in attesa di giudizio, vengono tenuti nelle carceri insieme a criminali adulti, e normalmente i processi avvengono in assenza di avvocati o guardiani, anche nei casi estremi in cui c’è il rischio di una condanna a morte, di amputazione o di flagellazione.

Il sistema saudita non specifica l’età minima per poter trattare un minorenne come un adulto e la valutazione del grado di responsabilità criminale in realtà dipende dai segni dell’età dello sviluppo, come i peli o le mestruazioni, che le autorità si riservano di rilevare.

Clarisa Bencomo, ricercatrice dei diritti dei bambini per Hrw in Medio Oriente ha detto: “Nel sistema giudiziario del Paese, un bambino che commette un reato minore è trattato come un criminale adulto. Questo sistema, infatti, invece di aiutare i bambini a reintegrarsi nella società li espone a ulteriori abusi e pericoli”.

Nel 2007 un ragazzo di soli 15 anni è stato condannato a morte per un crimine commesso all’età di 13. Secondo il diritto internazionale, l’età minima che rende perseguibile un minorenne è di 12 anni e non si può condannare a morte una persona che abbia meno di 18 anni.

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