Anche Bahrain e Sudan interrompono i rapporti diplomatici con l’Iran. Sommosse nel mondo islamico

Manama e Karthoum seguono l’Arabia saudita. Gli Emirati riducono i rapporti a “incaricati d’affari”. Manifestazioni e scontri in Bahrain, Libano, Pakistan, Kashmir indiano. In Iraq esplose tre moschee sunnite. Le equilibrate parole di Hassan Rouhani. Il fratello di Nimr al-Nimr condanna le violenze.

Manama (AsiaNews) – Dopo l’Arabia saudita, anche il Bahrain e il Sudan hanno rotto i rapporti diplomatici con l’Iran, spesso accusato di fomentare le tensioni fra la maggioranza sciita e il governo sunnita del Paese. La decisione di Manama è stata comunicata oggi dal ministero delle comunicazioni e segue di un giorno la mossa simile compiuta da Riyad. Anche il Sudan, grande beneficiato dall’Arabia saudita, ha interrotto i rapporti diplomatici. La rottura avviene in seguito alla decisione di Riyadh di eseguire la condanna a morte del dignitario sciita Nimr al-Nimr. Questa ha provocato manifestazioni e assalti all’ambasciata saudita a Teheran e del suo consolato a Mashad.

Stamane, anche gli Emirati arabi uniti hanno deciso di richiamare il loro ambasciatore da Teheran e ridurre i rapporti diplomatici a livello di incaricati di affari.

L’uccisione di Nimr al-Nimr, da molti visto come una ”scintilla” che potrebbe scatenare un conflitto regionale, sta provocando per ora manifestazioni e scontri con la polizia in molti Paesi islamici.

Ieri la polizia del Bahrain si è scontrata con centinaia di manifestanti in molti quartieri sciiti della capitale, fra i quali Jidhafs, Sitra, Duraz e Bilad al-Qadeem. I dimostranti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con gas lacrimogeni. Diverse persone sono state arrestate. Poiché molti dimostranti erano giovani e ragazzi, il governo ha minacciato di arrestare o multare i loro genitori.

In Libano il capo degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha tenuto un violento discorso contro l’Arabia saudita e contro la condanna a morte di Nimr al-Nimr, accusando il regno saudita di “proibire ogni critica, obiezione o dibattito”.  “L’esecuzione di sheikh Nimr al-Nimr – ha detto - rivela al mondo il vero volto dell’Arabia saudita: criminale, takfir [infedele] e terrorista”. Paragonando poi la casa regnante saudita allo Stato islamico, Nasrallah ha dichiarato che “Daesh [acronimo arabo per Stato islamico] e la casa dei Saud sono sostenitori della stessa scuola di pensiero, degli stessi libri e delle stesse pratiche”.

In Iraq, il grande ayatollah Ali al-Sistani ha bollato l’esecuzione di al-Nimr come una “ingiusta aggressione”. Ieri sera Hilla, una città a sud di Baghdad, tre moschee sunnite sono state fatte saltare con delle bombe. Il premier al Abadi, ha chiesto alla popolazione di non farsi trascinare in un conflitto etnico-religioso.

In Pakistan, migliaia di sciiti hanno protestato contro l’esecuzione dello sheikh al-Nimr a Quetta, Lahore, Karachi e Islamabad, domandando che il Pakistan rompa le relazioni diplomatiche con l’Arabia saudita. Il ministro degli esteri saudita Adel bin Ahmed al-Jubeir, atteso per la serata di ieri in Pakistan, ha rimandato la sua visita al Paese già molto polarizzato fra sunniti (80%) e sciiti (15%).

Manifestazioni si sono tenute perfino a Srinagar, nel Kashmir indiano, dove centinaia di sciiti si sono scontrati con la polizia. I dimostranti portavano foto di al-Nimr, gridando “Abbasso la dinastia Saud!” e accusando i regnanti sauditi di essere “lacchè dell’America”.

Fra le tante dichiarazioni violente, da registrare anche alcune reazioni pacifiche. La prima è del presidente dell’Iran Hassan Rouhani, che pur condannando l’esecuzione saudita, ha definito “totalmente ingiustificabile” l’attacco all’ambasciata dell’Arabia a Teheran. “Non ho dubbi – ha detto – che il governo saudita abbia danneggiato la sua immagine, ancor più di prima, fra le nazioni mondiali – e in particolare fra le nazioni islamiche – con questo atto contrario all’Islam”.

Ma – ha aggiunto -  il popolo iraniano “non deve permettere ad alcuni criminali” di usare questo incidente e “eseguire azioni illegali che danneggiano la dignità del governo della Repubblica islamica [dell’Iran]”.

Il fratello dello sheikh Nimr al-Nimr, Mohammed, in Arabia saudita, ha condannato l’attacco all’ambasciata di Riyadh a Teheran. In un tweet egli ha dichiarato: “Apprezziamo il vostro amore verso il martire Sheikh al-Nimr che vive nei nostri cuori, ma rifiutiamo gli attacchi contro le ambasciate saudite in Iran o altrove” E ha aggiunto: “Noi amiamo la nostra patria”.

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