Anche la “conferenza dei donatori” è motivo di contrasto tra governo e opposizione

Mentre il premier cerca il sostegno dei Paesi arabi, la minoranza evoca il pericolo che le riforme economiche portino ad una definitiva istallazione dei palestinesi nel Paese dei Cedri.

di Youssef Hourany

Beirut (AsiaNews) – L’approssimarsi della conferenza dei Paesi donatori, detta Parigi III, - che si aprirà il 25 gennaio - sta creando nuovi motivi di attrito a Beirut tra governo ed opposizione. Così, mentre il presidente del Consiglio, Fouad Siniora, prosegue nel suo giro tra i Paesi arabi, per assicurarsene l’appoggio politico ed economico, in Libano, da ultimo è il presidente della Camera, Nabih Berri, ad esprimere preoccupazione e pessimismo, sostenendo che da Parigi verrà una minaccia all’integrità territoriale libanese, per favorire i palestinesi.

 

Siniora, che ieri era in Kuwait, è riuscito ad aggiungere lo stesso Kuwait, il Bahrein e gli Emirati al gruppo dei “donatori”, che appoggiano il suo progetto di riforme economiche, contestate dall’opposizione e dall’unione sindacale (CGTL), che sta lanciando una serie di sit in di protesta, convocati di fronte a ministeri e uffici statali. In realtà con scarso seguito, visto che ieri, davanti al Ministero delle telecomunicazioni, c’era solo qualche centinaio di manifestanti.

 

Il no del gruppo sindacale, centrato in particolare sul rifiuto delle privatizzazioni contenute nel progetto di riforma governativo, si unisce a quello dell’opposizione, che punta soprattutto sul pericolo rappresentato dalla stabilizzazione in Libano dei profughi palestinesi. Ne è tornato a parlare Nabih Berri, che è il capo del movimento sciita Amal e di un blocco di 27 deputati.  Berri ha negato credibilità alle garanzie che vengono offerte dal governo. A suo giudizio, i “donatori” vogliono “risolvere il problema palestinese a costo della sovranità del Libano e della sua integrità territoriale”. “Il nostro Paese – ha aggiunto - sta sotto una la minaccia di una bomba a tempo, un grande pericolo, se non si risolve il problema del paese prima della fine del mese”: è “un cambiamento demografico che danneggerà la presenza di altri gruppi confessionali, soprattutto gli sciiti e i maroniti”. Al tempo stesso Berri ha espresso “piena disponibilità verso il governo, a condizione di seguire la linea indicata dal segretario generale della Lega Araba”, del quale fonti egiziane annunciano un prossimo ritorno a Beirut.

Le dichiarazioni di Berri fanno eco a quelle fatte lunedì dal presidente della Repubblica Emile Lahhoud, secondo il quale la politica del governo comporterà l’istallazione dei palestinesi in Libano, e questa a sua volta causerà l'installazione definitiva di Israele”.

 

Ancora sul fronte dell’opposizione, Michel Aoun, dopo la riunione settimanale del gruppo parlamentare "Il cambiamento ela Riforma", ha espresso il suo appoggio all'iniziativa dei vescovi maroniti che mira a cercare una piattaforma comune tra i politici maroniti, oggi divisi tra maggioranza ed opposizione.

 

 

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