Bihar: centinaia di matrimoni ‘congelati’ per la guerra nel Golfo

Oltre 400 futuri sposi, lavoratori migranti in diversi Paesi della regione, non possono rientrare e convolare a nozze per il blocco dei voli. Famiglie nella disperazione fra preparativi ultimati e futuro incerto. Qualcuno pensa a videochiamate per una funzione “alternativa”, ma gli sposalizi non sono solo una scelta personale ma eventi comunitari intrecciati nel tessuto sociale ed economico.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - La guerra in Medio oriente lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio scorso colpisce, seppur indirettamente, anche semplici famiglie delle campagne indiane. In questo caso non stiamo parlando direttamente di commerci internazionali, dei trasporti globali o del petrolio, ma di uno dei momenti più attesi e importanti nella vita delle persone, che risulta essere stravolto: il matrimonio. La conseguenza più immediata, che è fonte di grande angoscia, deriva dal fatto che la grande forza lavoro migrante del Bihar nella regione del Golfo non è in grado di tornare per le cerimonie già programmate da tempo. Nozze pianificate, luoghi prenotati, inviti già recapitati, menù allestito ma mancano gli sposi: almeno 400 risultano bloccati nel Paesi del Golfo, lasciando le famiglie nel Paese di origine fra incertezza e disperazione. 

Centinaia di promessi sposi dei villaggi del Bihar, nel nord-est dell’India, soprattutto di Khandai nel distretto di Gaya, sono fermi in Kuwait, Qatar, Bahrein e Arabia Saudita impossibilitati a rientrare perché, fra navi e voli, non vi sono tratte disponibili. Di conseguenza, altrettanti matrimoni previsti fra marzo e aprile sono già stati rimandati o rischiano di venire annullati, anche perché non si intravedono svolte positive nell’immediato.

La stagione dei matrimoni aveva lo scopo di portare celebrazioni, musica e nuovi inizi ma ora si respira un clima pesante e di incertezza. Oltre 400 giovani uomini, molti dei quali futuri sposi, rimangono bloccati nei Paesi del Golfo, incapaci di tornare a casa mentre le crescenti tensioni in Medio oriente interrompono gli spostamenti e la vita quotidiana. In villaggi come Khandail, i matrimoni non sono solo pietre miliari personali; sono eventi comunitari intrecciati nel tessuto sociale ed economico. Le famiglie avevano trascorso mesi nei preparativi prenotando luoghi, stampando inviti, organizzando feste e riunendo i parenti. 

Tuttavia, con l’intensificarsi del conflitto gli spazi aerei sono stati chiusi, i voli sono stati cancellati e i prezzi dei biglietti sono aumentati a dismisura. Per molte famiglie l’attesa è diventata un calvario emotivo. I genitori che avevano contato i giorni che li separavano dal ritorno dei loro figli ora seguono con ansia gli aggiornamenti delle notizie, sperando in una finestra di viaggio sicura. Anche le spose e le loro famiglie si trovano sospese tra attesa e delusione, incerte se posticipare le cerimonie o procedere diversamente. Alcuni hanno anche iniziato a prendere in considerazione soluzioni non convenzionali, come i matrimoni virtuali in videochiamata, riflesso tanto di resilienza quanto di disperazione. Eppure per molti, tali accordi sembrano un compromesso in una tradizione che valorizza la presenza fisica, i rituali e la partecipazione comunitaria.

AsiaNews ha raccolto alcune storie di sposi promossi, che ora attendono di sapere quale sarà il loro destino, legato a doppio filo alla guerra. Originario del villaggio di Khandail, il giovane Minhaz avrebbe dovuto sposarsi il prossimo 30 marzo, con il padre Rafi Khan che aveva completato tutti i preparativi tra cui il turbante cerimoniale, gli inviti degli ospiti e il catering. Tuttavia, egli è da settimane bloccato in Kuwait a causa delle cancellazioni dei voli. “Mi sono scusato con la famiglia della sposa e gli abitanti del villaggio - ha affermato il padre Rafi Khan - e ho chiesto loro di fissare un’altra data dopo che la situazione del Golfo si sarà calmata”. 

E ancora, il figlio di Jalil Shah - distretto di Jehanabad - lavora in Qatar e ha visto il suo volo cancellato due volte. Anche le sue nozze sono previste per il 30 marzo, ma gli sviluppi restano incerti. “Abbiamo completato tutti i preparativi - afferma il genitore - se arriva mio figlio, la funzione andrà avanti alla data prevista... comunque, siamo fiduciosi”.

In alcuni nuclei, anche due sposi della stessa famiglia allargata si trovano all’estero - uno in Bahrain e un altro in Qatar - e nessuno dei due risulta in grado di tornare per le rispettive cerimonie. I parenti stavano ora considerando di tenere cerimonie “nikah online” (rituali nuziali condotti tramite videochiamata) se gli sposi non fossero riusciti a tornare in tempo di persona, con il costo - dei pochi collegamenti - che continua a crescere raggiungendo cifre proibitive. Le famiglie affrontano perdite a causa di prenotazioni cancellate e pagamenti anticipati, mentre il costo della riprogrammazione continua a salire e per chi dispone di risorse limitate queste battute d’arresto hanno delle conseguenze assai significative. 

La storia di questi promessi sposi è più di inconveniente personale, ma è un promemoria di come i conflitti globali possono avere conseguenze anche negli ambiti più intimi di una persona in un’altra zona del pianeta, trasformando momenti di gioia in prove di pazienza e resistenza. I matrimoni posticipati lasciano le famiglie delle spose nel Bihar in uno stato di profonda angoscia: i genitori lottano contro l’ansia per il futuro delle loro figlie e la paura del giudizio sociale, mentre ogni rituale e decorazione organizzati diventa un doloroso promemoria della gioia differita e di interi nuclei intrappolati in una attesa impotente e in piena tensione emotiva.

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