Crisi globale e tagli del petrolio rallentano la crescita dei Paesi del Golfo

È quanto emerge da una inchiesta pubblicata dalla Reuters. Il Pil dell’Arabia Saudita si ferma al 2,1 per il 2019, rispetto alle previsioni di un 2,5%. In calo anche il prezzo medio di un barile di petrolio, sotto i 70 dollari. Pesano i timori di sovrapproduzione e il calo nella domanda. Esperto: “Meno ottimismo”.

di Dario Salvi

Dubai (AsiaNews/Agenzie) - Le economie del Golfo sono destinate ad aumentare nel futuro prossimo a un ritmo inferiore rispetto alle previsioni. È quanto emerge da un sondaggio trimestrale pubblicato in questi giorni dagli esperti della Reuters, secondo cui i tagli alla produzione del petrolio, il calo nei prezzi del greggio e un indebolimento della crescita globale hanno messo sotto pressione i Paesi della regione.

Secondo quanto prevede il gruppo di 22 esperti, il Prodotto interno lordo (PIl) in Arabia Saudita, la più importante economia del Golfo arabo e il principale esportatore di petrolio al mondo, è destinato a crescere del 2,1% nel 2019 e del 2,2% per il prossimo. Solo tre mesi fa, gli indici parlavano di un 2,5% per l’anno corrente e del 3% per il successivo. 

Lo scorso anno prezzo di riferimento per il Brent LCOc1 si è attestato a 71,6 dollari al barile. Quest’anno la media è di circa 60 dollari al barile e, per gli economisti, il dato per l’intero 2019 dovrebbe fermarsi al di sotto della soglia del 70 dollari per la domanda inferiore e i timori di una sovrapproduzione. 

I tagli alle forniture decisi dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e da alcune nazioni non Opec, fra le quali la Russia, potrebbero contribuire a sostenere in minima parte i prezzi. Tuttavia, per gli esperti questa politica dei tagli finirà per avere ripercussioni sulla crescita del Pil.

Nei giorni scorsi il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha tagliato le stime per il 2019 e il 2020 per la seconda volta in soli tre mesi. Il dato sulla crescita dell’economia globale si fermerà al 3,5% per l’anno corrente e il 3,6% per il successivo. 

“Siamo meno ottimisti rispetto a sei mesi fa” sottolinea Khatija Haque, responsabile della Mena Research di Emirates Nbd. Fra le cause le minori aspettative sui prezzi del petrolio, i tagli alla produzione di greggio e le prospettive generali di crescita che si fanno più oscure. 

Per arginare la crisi, Riyadh intende aumentare la spesa del 7% per il 2019 toccando un livello mai raggiunto prima, con l’obiettivo di incrementare lo sviluppo nel settore non-petrolifero. Al contempo si prevede un aumento del deficit fiscale con un dato del 5,6% del Pil dal 4% per il 2019 e del 5,9% rispetto al 2,8% per il 2020.

L’Arabia Saudita si è impegnata a eliminare il deficit di stato entro il 2023.

L’ultimo sondaggio continua a prevedere un bilancio considerevole e disavanzi delle partite correnti per le due economie del Golfo più deboli, il Bahrain e l’Oman.

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