Il governo degli Emirati pubblica un opuscolo sui diritti dei lavoratori

Il volume è intitolato “Il lavoratore: diritti e doveri” ed è disponibile in sei lingue. È il primo esempio di testo scritto e riconosce tutela legale ai lavoratori, purché abbiano la residenza nel Paese.

Dubai (AsiaNews/Agenzie) – Gli Emirati Arabi Uniti hanno pubblicato un opuscolo multilingue in cui sono illustrati i diritti e i doveri dei lavoratori. L’ufficio del Primo Ministro e il Dipartimento del Ministro degli interni spiegano che il volume – intitolato “Il lavoratore: diritti e doveri” – è disponibile in lingua araba, inglese, filippino (tagalog), farsi, cinese e urdu e sarà distribuito in tutti i dipartimenti governativi, le ong, le agenzie interinali e le testate del Paese.

 

Esso rappresenta una sorta di “statuto del lavoratore” ed è il primo esempio di testo scritto che definisce i diritti e le responsabilità del dipendente in base ai valori di “giustizia e libertà”. Un documento che varrà per tutti i cittadini e gli immigrati regolari, che potranno così trovare tutela legale in presenza di abusi, vessazioni e maltrattamenti.

 

I curatori sottolineano che l’opuscolo, prima di tutto, intende rafforzare la “cultura del rispetto dell’ordine pubblico”, spiegando “i diritti e i doveri” del lavoratore in accordo alla Costituzione e alle norme vigenti negli Emirati Arabi Uniti

 

Nei Paesi del Golfo vi sono almeno 17 milioni di lavoratori immigrati e, nella sola Dubai, essi rappresentano circa l’80% della popolazione totale. L’organizzazione Human Rights Watch ha più volte denunciato, in passato, casi di abusi che sfociano in violenze fisiche, vessazioni, mancati pagamenti e violazioni dei diritti dei migranti. Abdulla, docente in Scienze politiche all’Università degli Emirati Arabi Uniti, afferma che “è bello avere un testo scritto e chiaro” in cui vengono spiegati “i diritti e le responsabilità di entrambe le parti, i lavoratori e le compagnie: esso rappresenta un passo in avanti”.

 

La redazione del testo è ispirata agli articoli 20 e 34 della Costituzione, che sanciscono il “diritto al lavoro” e la tutela degli “standard internazionali”, insieme alla “libera scelta dell’occupazione” e l’illegalità del “lavoro forzato, fatte salve circostanze eccezionali riconosciute dalla legge”.

 

Dal Dipartimento governativo per il rispetto della legge e della cultura precisano che la tutela legale vale solo “per chi ha la residenza”, il lavoratore ha il diritto di “professare la propria fede” (islam e le religioni monotesite), e ha diritto ad un interprete nel corso di una vertenza legale. Vi è infine il dovere di “rispettare le tradizioni, i costumi e il patrimonio culturale” del Paese, tra cui il divieto di consumo di alcolici, droghe e altre sostanze illegali.

 

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