Bisogna aspettare per vedere i risultati del vertice tra Assad e Abdullah

D’accordo su governo di unità nazionale per il Libano, rispetto per l’indipendenza e la sovranità dell’Iraq, sostegno alla causa palestinese, rilancio dei rapporti economici e politici bilaterali. Ma proprio sul Paese dei cedri le due agenzie nazionali danno testi diversi. E sullo sfondo restano la pace con Israele e il nucleare iraniano.

di Paul Dakiki

Beirut (AsiaNews) – Un governo di unità nazionale per il Libano, rispetto per l’indipendenza e la sovranità dell’Iraq, sostegno alla causa palestinese, rilancio dei rapporti economici e politici bilaterali. Sono le conclusioni ufficiali dei due giorni della “storica” visita del re saudita Abdullah a Damasco, a quanto riferiscono i comunicati delle rispettive agenzie nazionali, la siriana SANA e la saudita SPA.

 

Quanto ai risultati concreti del vertice, l’impressione è che si dovrà attendere qualche tempo per poterne dare un giudizio. Non su tutto, infatti, pare sia stato trovato un accordo e non si parla di temi cruciali come il processo di pace con Israele e il nucleare iraniano. Una differenza è evidenziata dalle versioni ufficiali sull’incontro per ciò che riguarda il Libano. La SPA scrive che i due leader hanno sottolineato l’importanza di realizzare l’unità e la stabilità del Paese dei cedri “attraverso il consolidamento del consenso tra i fratelli in Libano e accelerando la formazione di un governo di unità nazionale”. Per la SANA, invece, Abdulah e Assad hanno sottolineato “l’importanza di arrivare a un consenso tra i libanesi e di trovare punti di accordo attraverso la formazione di un governo di unità nazionale, come pietra fondamentale di stabilità, unità e forza”.

 

L’evidente diverso ruolo che le due parti danno al “governo di unità nazionale” - per i siriani, ma non per i sauditi, mezzo per la creazione del consenso nazionale – sembra indicare almeno una mancanza di unità di visione su quello che era ritenuto uno degli obiettivi realizzabili nell’incontro tra coloro che sono gli sponsor, rispettivamente, della maggioranza e dell’opposizione libanesi. “La discrepanza tra i due testi – scrive in proposito An Nahar – rende i responsabili libanesi cauti sui risultati del summit. La maggior parte di loro si rifiuta di arrivare a conclusioni”. Lo stesso giornale aggiunge che “fonti informate della maggioranza” affermano che l’incontro è stato “produttivo e non vuoto”, mentre dall’opposizione si definisce “molto positivo” il vertice.

 

Da parte sua, Al Manar, la televisione di Hezbollah, ha riferito un’affermazione fattale dal ministro saudita dell’informazione, Abdul-Aziz Khoja, per il quale nel corso dell’incontro la questione libanese “non è stata esaminata nei dettagli” e ha espresso la speranza che il summit possa avere un impatto positivo per il Paese.

 

“La tanto attesa visita di re Abdullah a Damasco – commenta L’Orient-Le jour - si è svolta e il governo libanese non ha ancora visto la luce”. Il quotidiano definisce “un po’ magra” l’attenzione dedicata al Libano e contenuta in un’unica frase. E’ chiaro, aggiunge che “i due Paesi sono favorevoli a un governo di unità nazionale, cioè alla partecipazione della minoranza”, ma “questo si concretizzerà nella rapida formazione di un governo? Contrariamente a ciò che si può credere, la risposta positiva non è evidente”.

 

A parte il Libano, Arabia Saudita e Siria hanno concordato sulla necessità di far crescere l’interscambio economico, attualmente calcolato in appena due miliardi di dollari l’anno. Il ministro siriano delle finanze, Mohammad al-Hussein, ha sostenuto che esso “comincerà a crescere nei prossimi giorni”.

 

Quanto alle cose di cui non si palra nei comunicati finali, esse sono legate a quelle che il saudita Asharq Alawsat, definisce le “attese” che seguono la “storica” visita di Abdullah a Damasco, “un tempo comuni e frequenti”. L’“attesa” della Siria per gli sviluppi del processo di pace con Israele, “nel quale i sauditi sono coinvolti” e quella dell’intera regione per le conclusioni dei negoziati dell’Occidente con Teheran per la questione del nucleare. “Qualunque cosa ne venga, sia positiva che negativa, avrà maggiori ripercussioni sulla regione e dobbiamo ricordare che questo fa parte delle proposte iraniane all’Occidente”.

 

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