I media iraniani celebrano l’incontro ‘di pace’ fra il Papa e al-Sistani

Quotidiani riformisti, moderati e conservatori danno ampio risalto all’incontro fra i due leader a Najaf. Per molti è una opportunità di svolta in un’ottica di distensione in Iraq. il giornale "Sazandegi" li definisce “portabandiera della pace mondiale”. Il loro faccia a faccia “l’evento più efficace” in un’ottica di “dialogo tra le religioni”.

di Dario Salvi

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - I media iraniani hanno dato ampio risalto e celebrato come “opportunità per la pace” lo storico incontro del 6 marzo scorso a Najaf fra il grande ayatollah Ali al-Sistani e papa Francesco, durante il viaggio apostolico in Iraq che si è concluso oggi. La notizia è stata il titolo di apertura dei quotidiani e degli organi di informazione della Repubblica islamica ieri, alcuni dei quali hanno parlato di opportunità di svolta in un’ottica di distensione nel Paese vicino, segnato da anni di guerra e violenze. 

Il giornale Sazandegi, vicino all’ala riformista, sottolinea che i due leader religiosi sono oggi “i portabandiera della pace mondiale”. E ha definito il loro faccia faccia nella casa del leader spirituale sciita “l’evento più efficace [nella storia del] dialogo tra le religioni”.

Un altro quotidiano riformista, Shargh, parla di “spettacolo dalla forza simbolica, che mostra l’importanza della collaborazione fra fedeli di religioni diverse”. Il giornale filo-governativo Iran daily in un editoriale in prima pagina annuncia “la vittoria per lo sciismo e il cristianesimo” e la presenza del pontefice argentino una conferma che “il cristianesimo è vivo in Iraq” nonostante tutte le “sofferenze” causate dallo Stato islamico (SI, ex Isis). 

I giornali conservatori spiegano che il ritorno della sicurezza in Iraq, tale da consentire il viaggio apostolico a dispetto di alcuni episodi recenti di sangue, è il risultato dell’impegno delle forze di “resistenza”, ricordando la chiamata alle armi del 2014 dello stesso al-Sistani contro Daesh. “Papa Francesco e molti Paesi occidentali - scrive l’ultraconservatore Resalat - devono essere consapevoli che questa libertà (di viaggiare in Iraq) deve molto al sangue dei giovani coraggiosi dell’asse della resistenza e alla saggezza dell’autorità sciita”. Per il giornale l’incontro potrebbe diventare “una preziosa opportunità per la pace e alleviare le sofferenze del popolo irakeno, in particolare dei cristiani colpiti dall’invasione dello Stato islamico”.

Infine Kayhan, altra pubblicazione vicina all’ala ultraconservatrice, ha affermato che “la sicurezza dei cristiani irakeni” e dei musulmani è stata resa possibile attraverso il “sacrificio” dei “giovani irakeni” comandati dal generale iraniano Qassem Soleimani e dal suo vice Hashed Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi in un attacco di droni statunitensi a Baghdad nel gennaio 2020.

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