Teheran (AsiaNews) – Il regime iraniano continua, nel silenzio quasi totale del mondo, a eliminare i protagonisti delle proteste sociali del 2009 note come “Onda Verde”. Le autorità hanno confermato questa mattina l’avvenuta impiccagione di due attivisti politici – Jafar Kazemi e Mohammad Ali Hajaghaei – arrestati durante le manifestazioni contro la rielezione del presidente Ahmadinejad. L’esecuzione è stata resa pubblica dall’Ufficio del procuratore: Hillary Clinton, Segretario di Stato americano, si era appellata per la grazia ma inutilmente.
Nel Paese continua comunque la repressione contro i manifestanti. Il custode del santuario dell’imam Reza, l’ayatollah Vaez Tabasi, è tornato ad attaccare i leader dell’Onda Verde, definiti “leader sediziosi che combattono contro l’islam per promuovere l’ignoranza e opporsi al leader supremo dell’Iran”. Parlando alla cerimonia che commemorava la fondazione del santuario, l’ayatollah ha chiesto “misure severe” contro i manifestanti.
Con queste due impiccagioni sale a 99 il numero totale di coloro che sono stati uccisi dal regime soltanto in quest’ultimo mese. Secondo dati ufficiali, tra il 19 dicembre e il 24 gennaio l’autorità giudiziaria iraniana ha mandato al patibolo presunti terroristi, trafficanti di droga e “leader sediziosi”. Con 22 esecuzioni in un giorno singolo, il 20 dicembre 2010 è stato il giorno più sanguinoso nella storia moderna del Paese.
Tuttavia cresce la paura che, al di là delle statistiche del governo, si verifichino quasi quotidianamente esecuzioni extra-giudiziarie. I giudici iraniani, spiega una fonte ad AsiaNews, “trovano molto difficile produrre elementi legali per condannare a morte i leader della protesta studentesca non coinvolti in atti di violenza. Per questo si affidano a guardie carcerarie senza scrupoli, che li uccidono mentre si trovano in galera”.










