L’alleanza fra Aoun e Geagea porta qualche scossa e qualche speranza

Il leader delle Forze libanesi appoggia la candidatura a presidente del suo antico nemico. Forze libanesi e Cambiamento e riforma raccolgono il numero più consistente di parlamentari cristiani. “Felici e sollevati” al patriarcato di Bkerké. Dal maggio 2014 il parlamento libanese non riesce a eleggere un presidente. Alcune resistenze fra cristiani e musulmani.

di Paul Dakiki

Beirut (AsiaNews) – L’esplicito appoggio alla candidatura a presidente dell’ex generale Michel Aoun da parte del capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, sta creando qualche speranza ma anche qualche scossa.

Fino al 18 gennaio, i due erano entrambi candidati alla presidenza: il primo, Aoun, capo del blocco Cambiamento e riforma, vicino agli Hezbollah; il secondo legato alla corrente del Futuro e al suo capo sunnita Saad Hariri. Dietro di loro, anche se in modo non esplicito, vi sono l’appoggio dell’Iran, per il primo, e l’appoggio dell’Arabia saudita per l’altro.

Il 18 gennaio Geagea ha deciso di ritirare la sua candidatura e di sostenere quella di Aoun. Alcuni analisti dicono che questo voltarsi verso Aoun e gli Hezbollah deriva da un calcolo sul valore che sta assumendo il ritorno dell’Iran nell’agone internazionale, dopo gli accordi sul nucleare e la fine dell’embargo. Altri affermano invece che il “voltafaccia” di Geagea e il suo “tradimento” verso Hariri è più dovuto a questioni personali: Hariri, d’accordo con i sauditi, avrebbe appoggiato la candidatura di un altro leader cristiano, il capo del partito Marada Sleiman Franjieh, senza nemmeno avvisarlo.

Resta il fatto che l’alleanza Aoun-Geagea è un primo passo verso un raccordo fra le componenti cristiane del parlamento, finora divise e ferme ognuna sul proprio candidato. Forze libanesi e Cambiamento e riforma raccolgono il numero più consistente di parlamentari cristiani. Al patriarcato maronita di Bkerké, il vicario patriarcale Boulos Sayah ha dichiarato che la scelta di Geagea nell’appoggio ad Aoun è un avvenimento di cui tenere conto in modo assoluto. Al giornale Orient-Le Jour, Sayah ha detto: “Siamo felici e sollevati. Noi apprezziamo, come si deve e come lo merita questo ravvicinamento fra due grandi correnti di rappresentanze cristiane, allo stesso modo apprezziamo ogni ravvicinamento fra i libanesi al servizio del Libano”.

La speranza dei libanesi e del patriarcato è che il raccordo aiuti a superare l’impasse in cui è caduto il Paese, che dal maggio 2014 non riesce a eleggere il nuovo presidente per la divisione fra tutti i partiti e fra le componenti cristiane.

Rimangono però ancora molte resistenze. Anzitutto nel campo cristiano: il Kataeb (Partito della falange), guidato da Sami Gemayel – che sperava in una candidatura – doveva esprimersi oggi a proposito di Aoun. Per ora Gemayel ha dichiarato che “studierà la decisione”.

Il blocco sunnita al-Moustaqbal, col capo Saad Hariri, ha elogiato la riconciliazione fra Aoun e Geagea, ma ha riaffermato l’appoggio al loro  candidato Franjieh. Alcune personalità del partito sono subito andati a Riyadh per studiare il da farsi.

Per convincere i vari gruppi ad eleggere Aoun,  membri del suo partito, fra cui il ministro degli esteri Jebran Bassil, genero di Aoun, stanno incontrando i capi degli altri partiti, fra i quali Nabih Berri, degli sciiti di Amal e il partito di Walid Joumblatt.

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