Teheran (AsiaNews/Agenzie) In occasione della visita del segretario Onu in Iran, la moglie di un detenuto politico ha scritto una lettera a Kofi Annan per chiedere informazioni su suo marito, lo studente attivista Ahmad Batebi. Intanto emergono notizie preoccupanti per altri prigionieri, in fin di vita o morti in carcere.
Somaie Baiienat, la moglie di Batebi ha chiesto al segretario Onu che sia formato un comitato legale per investigare sulla situazione del marito e su altri prigionieri politici perché vengano loro riconosciuti i minimi diritti umani.
Nella lettera ad Annan, la donna esprime preoccupazione per l'isolamento in cui è tenuto il marito e per la sua salute: "Le mie ripetute visite in prigione e le lettere ai responsabili giudiziari iraniani sono rimaste senza risposta e Batebi è tenuto in isolamento in un luogo sconosciuto. Egli è divenuto molto debole in prigione e la sua situazione fisica è molto brutta. In questo modo egli è ora privato di ogni minimo diritto civile e non gli è permesso di incontrare o telefonare al suo avvocato. Gli è proibito anche di vedere un dottore".
Ahmad Batebi, 28 anni, era uno studente universitario nel luglio '99 quando ha partecipato a una manifestazione pacifica a Teheran. Batebi è stato condannato per aver "minato la sicurezza nazionale" perchè durante la manifestazione ha alzato una maglietta sporca di sangue di uno degli studenti picchiati dalla polizia. L'immagine di Batebi con la T-shirt macchiata di sangue ha fatto il giro del mondo (v. foto). Le violenze della polizia hanno innescato una serie di manifestazioni studentesche in molte città iraniane, conclusesi con cariche delle forze dell'ordine e con una serie di arresti. Molti studenti di allora rimangono ancora in prigione. Nell'aprile 2006 Batebi è stato condannato a morte, ma il suo avvocato si è rivolto all'Ayatollah Khamenei, che ha cambiato la sentenza dalla pena di morte a 15 anni di prigione.
Dopo 6 anni di carcere, a causa delle sue condizioni di salute, Batebi era stato rilasciato per cure, ma poi riarrestato il 29 luglio scorso.
Nella sua lettera a Kofi Annan, Somaie Baiienat ricorda la situazione di un altro detenuto, Akbar Mohammadi, anch'egli studente attivista "che in una situazione simile a quella di mio marito, ha fatto uno sciopero della fame, per protestare contro il suo nuovo arresto ed è morto nella prigione di Evin, al nono giorno del suo sciopero". Akbar Mohammadi è morto un mese fa. "Io temo conclude la donna che le pressioni esercitate su mio marito, lo condurranno allo stesso destino".
Intanto, un comitato studentesco per la difesa dei prigionieri politici ha rivelato la morte di un altro prigioniero, Valiollah Feiz-Mahdavi. Citando informazioni ricevute dai suoi compagni di cella, il comitato afferma che Valiollah è stato colpito da morte cerebrale dopo 9 giorni di sciopero della fame. Valiollah era stato trasportato nell'infermeria della prigione, dove ha avuto prima un infarto e poi un ictus.
Molte organizzazioni internazionali accusano il governo di Teheran di praticare violenze e torture contro i prigionieri politici. Secondo l'avvocato difensore di Akbar Mohammadi, il governo "vuole eliminare fisicamente" tutti gli studenti attivisti in prigione.










