Natale a Teheran, discriminazioni nel Paese dei Magi

I cristiani “autoctoni”, discriminati, ma legali, preferiscono riunirsi nei loro “club”, gli stranieri si appoggiano ad ambasciate e consolati. Peggio va per gli “illegali”, che sono musulmani convertiti o figli di coppie miste: la polizia sorveglia le chiese anche per impedire loro di frequentarle.

di Dariush Mirzai

Teheran (AsiaNews) – Si avvicina il Natale anche per i pochissimi cristiani (ufficialmente 340mila) che vivono nella Repubblica islamica d’Iran. Come in altri Paesi del Medio Oriente, le antiche comunità cristiane soffrono di discriminazioni e l’emigrazione è una tentazione forte, sotto il doppio effetto dell’islamismo crescente e dell’attrazione del mondo globale. La Persia è il Paese d’origine dei Magi che hanno seguito la stella fino a Betlemme. Come i Re Magi della Tradizione, i cristiani d’Iran si possono raggruppare in tre gruppi – con tre maniere di festeggiare la Natività di Cristo.

 

Prima di tutto, ci sono gli “autoctoni”, i più numerosi, discendenti di comunità cristiane antichissime, cattolici od ortodossi, con i riti armeno o assiro-caldeo. Non è solo un rito: nelle famiglie, si parla ancora l’armeno o l’aramaico – queste comunità religiose sono anche delle minoranze culturali. Quasi tutti sono cittadini iraniani, discriminati sui piani legale e sociale, ma che hanno uno statuto legale. Hanno libertà di culto: Natale si festeggia in chiesa, a Teheran ed in alcune altre città d’Iran. Godono anche della libertà d’associazione e di riunione: i loro vari “club” organizzano dei bazar di Natale (durante l’Avvento) e poi dei banchetti comunitari di Natale, dei concerti, delle feste, o si riuniscono in famiglia. Come gli altri Iraniani, non possono facilmente far festa nelle strade o in ristoranti, perché alcuni cibi e bevande, alcune musiche, alcuni vestiti, alcuni gesti sono proibiti. Per far festa in pace, il meglio è farlo in un circolo privato.

 

Poi, ci sono gli “stranieri”: cattolici, ortodossi e protestanti. Pochissimi sono i non-iraniani di rito orientale ed assai pochi gli iraniani di rito latino. Nel rito latino, la messa è celebrata in quattro chiese a Teheran, consacrate al Sacro Cuore di Gesù, alla Consolata, ad Abraham e a Giovanna d’Arco. La liturgia è celebrata in farsi, italiano, inglese, francese e coreano. Piccole comunità, con dei membri residenti in permanenza a Teheran e con dei “expats”, diplomatici, studenti, businessmen in Iran per alcuni mesi o anni – e talvolta dei turisti. I legami con le ambasciate, inclusa la nunziatura apostolica, sono stretti, per permettere un’esistenza legale, sempre precaria, ai luoghi di culto e ai cimiteri. De facto, alcune ambasciate sono delle “potenze protettrici” – un po’ come i quattro consoli (Italia, Francia, Belgio, Spagna) che secondo il protocollo devono assistere alla Messa di Natale a Betlemme.

 

Esistono anche a Teheran e altrove in Iran dei cristiani “illegali”. Per loro, festeggiare Natale significa prendere un rischio personale. Sono dei musulmani convertiti al cristianesimo o dei cristiani “pentiti” dopo aver formalmente accettato (nel caso di un matrimonio misto) la conversione all’Islam o figli di coppie islamo-cristiane. La sorveglianza delle chiese da parte della polizia non serve solo a proteggere l’ordine pubblico – o, per esser più preciso, l’ordine pubblico include il fatto di proibire la frequentazione delle chiese a quelli che non sono “legalmente” cristiani. Specialmente fragile è lo statuto di cristiani che appartengono a comunità protestanti organizzate in “chiese domestiche locali”. Meno protette contro l’arbitrario e spesso meno prudenti delle Chiese apostoliche, queste comunità “sotterranee” sono nel mirino del regime: pochi giorni fa, la polizia segreta ha arrestato tra 10 e 15 membri di questi gruppi in varie città.

 

Nelle strade di Teheran, non ci sono decorazioni di Natale. “Se lo vuole il cielo, avremo un Natale bianco e le più belle decorazioni, la neve scintillante nei platani, sotto il sole” dice poeticamente un cristiano di Teheran. Ma come l’inquinamento provocato dagli uomini è massimo durante dicembre e gennaio, probabilmente, il Natale sarà grigio.

 

Nei nostri tempi, i tre Magi avrebbero avuto più difficoltà a contemplare il cielo stellato, a Teheran. Varie tradizioni esistono a proposito di loro, varie città rivendicano l’uno o l’altro dei Magi. Le loro reliquie si trovano a Colonia, in Germania. (Meno male – nell’Iran dei mullah, la tomba di un zoroastriano o di un cristiano non gode la stessa inviolabilità di quella di un musulmano). Va ricordato che, quando, sei secoli dopo i Magi – prima dell’inizio dell’Islam – sono venuti dalla Persia gli invasori Sassanidi: in Terra Santa distrussero tutto, eccetto la basilica della Natività a Betlemme. Là, avevano riconosciuto, raffigurati in mosaici, dei Magi zoroastriani. Il mosaico di Betlemme non esiste più ma nelle catacombe romane e nei mosaici di Ravenna si possono ammirare i Tre Magi vestiti da Persiani.

 

 

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