Natanz, incidente all’impianto nucleare. Per Teheran è ‘terrorismo’ (israeliano)

Si è trattato di un blocco nella corrente al circuito elettrico dell’impianto di arricchimento. Per il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica è “terrorismo antinucleare”. Non si sono registrati morti, feriti o inquinamento. Esperti e intelligence parlano di “cyber-attacco” da parte di Israele.

di Dario Salvi

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Incidente o atto di terrorismo? Le autorità iraniane non hanno alcun dubbio sulla seconda ipotesi, per spiegare quanto è avvenuto ieri nella centrale di arricchimento dell’uranio a Natanz, nel centro della Repubblica islamica. Behrouz Kamalvandi, portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (Oiea), parla di “terrorismo antinucleare” a pochi giorni dal lancio al complesso di Chahid-Ahmadi-Rochan - uno dei principali del Paese - di una nuova cascata di centrifughe. Secondo gli esperti, queste ultime costituiscono una “violazione” ai termini dell’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015. 

“Abbiamo avuto un incidente - spiega Kamalvandi - in una parte del circuito elettrico dell’impianto di arricchimento [...] un blocco nella corrente di cui non conosciamo la causa”. A distanza di ore il problema non era ancora stato risolto ma, aggiunge, “per fortuna non abbiamo avuto morti, feriti o inquinamento. Non vi sono altri problemi particolari. Sulla vicenda abbiamo aperto un’inchiesta - conclude - ma al momento non disponiamo di maggiori informazioni”. 

Secondo alcuni esperti, che rilanciano fonti dell’intelligence, dietro l’incidente vi sarebbe Israele che ha sferrato un “cyber-attacco” alla centrale. Il governo non ha voluto commentare, sebbene negli ultimi giorni le massime cariche - compreso il premier uscente Benjamin Netanyahu - abbiano a più riprese lanciato l’allarme contro i pericoli insiti nel programma nucleare iraniano. Amichai Stein, giornalista della ti pubblica israeliana, in un messaggio sui social ritiene che “il default al circuito elettrico di Natanz è da attribuire a una cyber-operazione israeliana”.

Nel luglio scorso una misteriosa esplosione aveva causato gravi danni a un impianto avanzato di assemblaggio di centrifughe a Natanz. Nell’occasione Teheran aveva parlato di “sabotaggio” e “atto terroristico”, senza mai rivelare i risultati delle inchieste, mentre l’agenzia ufficiale Irna metteva in guardia Israele e Stati Uniti da azioni ostili contro l’Iran. Poche ore prima dell’ultimo incidente nell’impianto, il presidente Hassan Rouhani aveva inaugurato - a distanza - il nuovo impianto di assemblaggio delle centrifughe, che offrono la possibilità di arricchire l’uranio in modo più veloce e con quantità maggiori.

La scorsa settimana hanno preso il via a Vienna i nuovi colloqui fra Teheran e le potenze mondiali (compresi gli Stati Uniti), mediato dall’Unione europea, sul ripristino dell’accordo nucleare iraniano (Jcpoa). Commentando i dialoghi Rouhani ha parlato di “nuovo capitolo” nelle relazioni diplomatiche internazionali e l’omologo Usa Joe Biden si è detto pronto a cancellare le decisioni di Trump. Sul tavolo restano però nodi irrisolti fra cui il meccanismo di reintegro di Washington e il ritorno dell’Iran a un pieno rispetto dei termini del Jcpoa, violati a più riprese.

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