Città del Vaticano (AsiaNews) - Dialogo “culturale” e opere di carità sono le vie che Benedetto XVI indica ai cattolici iraniani per favorire la reciproca migliore conoscenza con i musulmani. Opera di una piccola minoranza che chiede di poter “conservare la propria identità” e “vivere liberamente la propria fede” e che si trova anche a dover fronteggiare il problema di chi cerca “altrove”, cioè nell’islam, più favorevoli condizioni di vita.
Nessun riferimento alla controversia sul nucleare, che oppone l’Iran alle Nazioni unite, né alla situazione politica del Medio Oriente nel discorso che il Papa ha rivolto oggi ai vescovi iraniani, ricevuti al termine della loro quinquennale visita “ad limina”. Solo un accenno al fatto che l’Iran, “ponte tra il Medio oriente e l'Asia subcontinentale”, “non mancherà di realizzare anch’esso la vocazione” propria della Chiesa di “incoraggiare tutti coloro che hanno a cuore il bene comune e la pace tra le nazioni”.
Le differenti comunità cattoliche presenti nel Paese – circa 20mila fedeli nei tre riti: Caldeo, Armeno e Latino - nelle parole di Benedetto XVI, hanno alcuni problemi comuni. “Debbono sviluppare relazioni armoniose con le istituzioni pubbliche che, con l’aiuto di Dio, si approfondiranno certamente poco alla volta e permetteranno loro di realizzare al meglio la loro missione di Chiesa nel reciproco rispetto e per il bene di tutti”. Nell’incoraggiare i vescovi a promuovere tutte le iniziative che favoriscano una migliore conoscenza, il Papa ne ha indicate in particolare due: “quella del dialogo culturale, ricchezza plurimillenaria dell’Iran, e quella della carità. Quest’ultima – ha aggiunto – illuminerà la prima e ne sarà il motore”.
Quanto alla vita interna delle comunità cattoliche, il Papa ha rilevato che lo scarso numero di fedeli non permette l’emergere di sufficienti vocazioni, per cui i sacerdoti debbono potersi spostare da una zona all’altra. E’ uno dei problemi che dovrebbero essere affrontati da una commissione bilaterale con lo Stato.
Resta invece del tutto interna la situazione di quei cattolici che “cercano altrove possibilità più favorevoli per la loro vita professionale e per l’educazione dei figli. Questo legittimo desiderio si ritrova negli abitanti di numerosi Paesi e trova il suo fondamento nella condizione umana che cerca sempre di migliorare. Questa situazione vi incita, in quanto pastori del vostro gregge, ad aiutare in modo particolare i fedeli che vivono in Iran e ad incoraggiarli a restare in contatto con i membi delle loro famiglie che hanno scelto un altro destino. Questi saranno così in grado di mantenere la loro identità e la loro fede ancestrale”.










