Riyadh: clima di ‘speranza’ dai colloqui esplorativi con Teheran

Trattative “alla fase iniziale” ma che indicano all’ottimismo. Le elezioni presidenziali di giugno a Teheran non dovrebbero incidere sulla politica estera, determinata da Khamenei. Una svolta causata anche dal cambio di amministrazione Usa.

di Dario Salvi

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - I vertici della diplomazia di Riyadh, massima potenza sunnita in Medio oriente, manifestano “speranza” attorno ai colloqui esplorativi avviati di recente con il rivale sciita iraniano nella regione. È quanto ha affermato oggi il ministero saudita degli Esteri, in un raro - ed esplicito - commento riferito alle discussioni avviate nelle scorse settimane fra le due nazioni e attorno alle quali è mantenuto uno stretto riserbo sulla forma e i contenuti. 

Gli incontri, a livello di alti funzionari, mirano a ripristinare le relazioni diplomatiche interrotte cinque anni fa tra il regno wahhabita e la Repubblica sciita dell’Iran. “Abbiamo avviato - ha dichiarato il principe Faisal bin Farhan da Parigi, dove sono in corso alcuni summit internazionali - alcuni colloqui esplorativi. Sono a una fase iniziale, ma nutriamo speranza”. 

Gli incontri con l’Iran, favoriti dall’intervento del Primo Ministro irakeno Mustafa al-Kadhemi, sono rimasti segreti fino alle rivelazioni del Financial Times che ha parlato del primo incontro avvenuto il 9 aprile scorso a Baghdad. Il 10 maggio scorso Teheran ha confermato il faccia a faccia, aggiungendo che è “troppo presto” per una valutazione dei risultati. 

“Se (gli iraniani) possono vedere che è nel loro interesse mantenere buone relazioni con i loro vicini, io sono speranzoso” ha detto il principe Faisal, sottolineando anch’egli che le trattative “sono solo alla fase iniziale”. Alla domanda sulle possibili ripercussioni dalle elezioni presidenziali di giugno a Teheran, il capo della diplomazia saudita afferma che dovrebbe minimi.

“La nostra conoscenza della politica estera iraniana - ha spiegato - è che essa è determinata dal leader supremo [il grande ayatollah Ali Khamenei]”. Per questo, prosegue, “non penso che vi saranno in futuro cambiamenti sostanziali”. “Potrebbe esserci un cambiamento - aggiunge - nei rappresentanti che sono il volto di quella politica, ma alla fine, è ciò che accade sul terreno che conta, e tutto questo è determinato dal leader supremo”.

Le due potenze mediorientali si trovano su fronti opposti in molti dossier che interessano la regione, dallo Yemen alla Siria    . Tuttavia, ad aprile il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman (Mbs) ha detto di volere “buone” relazioni con Teheran, mostrando un tono conciliante e un volto improntato al dialogo. Una svolta determinata anche dal cambio di amministrazione a Washington, con il passaggio della politica di “massima pressione” a colpi di sanzioni impressa dal repubblicano Donald Trump verso l’Iran, al tentativo di rilanciare l’accordo nucleare con l’arrivo alla Casa Bianc del democratico Joe Biden. 

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