Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Un accordo di divisione del potere tra i tre gruppi maggioritari (sciiti, sunniti, curdi) ha permesso all’Iraq di uscire dall’empasse politico. A otto mesi dalle elezioni, nella notte è stato infatti raggiunto l’accordo per la creazione di un governo di unità nazionale, che il Parlamento dovrebbe ratificare, probabilmente in serata.
L’intesa prevederebbe la conferma del premier uscente, lo sciita Nouri al Maliki, mentre la presidenza del Parlamento andrebbe alla lista Al-Iraqiyya di Yiad Allawi e la presidenza della Repubblica rimarrebbe al curdo Jalal Talabani. Al gruppo di Allawi dovrebbe andare anche il Ministero degli esteri.
La svolta che ha permesso di arrivare all’accordo - Allawi, che ha avuto il maggior numero di deputati (91 contro gli 89 di al-Maliki) pretendeva il ruolo di presidente del Consiglio - è stata la creazione di un Consiglio nazionale per la strategia politica, che pure dovrebbe andare ad Allawi. Esso, ufficialmente, dovrebbe prendere le decisioni strategiche più importanti. In realtà sembra essere stato creato per rispondere alle esigenze di Allawi che contesta ad al-Maliki di governare senza dare spazio alla partecipazione degli altri partner.
La formazione del nuovo governo da un lato appare confermare l’acresciuta influenza iraniana sul suo vicino - confermata non solo dalla conferma di al-Maliki, ma anche dall’appoggio dato all’ex premier dal leader radicale sciita Moqtada Al Sadr, dichiaratamente antiamericano, anche se ancora non è ancora chiaro che ruolo avranno i suoi 40 deputati - dall’altro evita il rischio che una non partecipazione dei sunniti - che hanno sostenuto il blocco ufficialmente laico di Allawi - desse ulteriore spazio agli estremisti e, quindi, ad al Qaeda.
Definito “un grande passo avanti” dagli americani e “una vittoria per tutti gli iracheni” dal presidente regionale curdo Masoud Barzani, l’accordo prevederebbe anche l’abrogazione entro due anni della legge che impedisce a coloro che hanno fatto parte del partito baathista di Saddam di far parte della pubblica amministrazione e dell’esercito. Un altro elemento che dovrebbe togliere spazio agli estremisti sunniti, che erano l’elite di entrambi i settori.










