Yemen, a dicembre i nuovi colloqui di pace fra governo e ribelli

Per il segretario Usa alla Difesa Mattis all’incontro saranno presenti entrambi i fronti. Una timida ripresa degli sforzi internazionali dopo il fallimento del vertice a Ginevra di settembre. Almeno 85mila bambini sotto i cinque anni deceduti dall’inizio della guerra per la mancanza di cibo.

di Dario Salvi

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - I colloqui di pace fra le fazioni protagoniste del conflitto in Yemen potrebbero iniziare con tutta probabilità ai primi di dicembre, in Svezia. Ad affermarlo è il segretario Usa alla Difesa Jim Mattis, a conferma di una crescente pressione dei governi occidentali per un cessate il fuoco e una ripresa dei dialoghi per mettere fine a una guerra sanguinosa [secondo gli esperti per procura fra Arabia Saudita e Iran] che dura ormai da oltre tre anni. 

L’inviato speciale Onu per lo Yemen Martin Griffiths ha riferito al Consiglio di sicurezza che il fronte governativo e i ribelli sciiti Houthi garantito la “ferma intenzione” di partecipare ai colloqui di pace. L’obiettivo per l’alto rappresentante delle Nazioni Unite è far sedere le parti attorno a un tavolo entro la fine dell’anno. 

Più ottimista la previsione di Mattis, il quale afferma che “è molto probabile” che i colloqui di pace prenderanno il via “entro i primi di dicembre” e “vedremo sia i ribelli Houthi che il governo riconosciuto dall’Onu”. Un precedente tentativo di far riunire i due fronti a settembre a Ginevra è fallito dopo tre giorni di inutile attesa dell’arrivo della delegazione ribelle sciita.

La drammatica portata del conflitto fra forze governative sostenute dai sauditi e ribelli Houthi (filo-iraniani) è racchiusa nelle cifre: secondo stime ufficiali dal marzo 2015 a oggi si sono registrati oltre 10mila morti e almeno 55mila feriti. In realtà, alcuni organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 50mila decessi. Dato che riguarda solo i combattenti sul campo, non le cosiddette “vittime indirette” (civili) per malnutrizione o colera.

Fra le prime vittime vi sono proprio i bambini, morti a causa delle bombe o per una gravissima malnutrizione: secondo stime diffuse da Save the Children, almeno 85mila bambini di età inferiore ai cinque anni sono deceduti dall’inizio del conflitto per la mancanza di cibo e acqua potabile. Il mese scorso esperti delle Nazioni Unite avevano affermato che almeno 14 milioni di persone sono a rischio fame. 

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