Approvato il nuovo governo irakeno, ma mancano ministeri chiave

Il parlamento irakeno lo ha votato con 177 voti a favore su 325. Mancano ancora i ministri degli interni e della difesa. Presenti rappresentanti delle componenti sunnite e curde. Almeno 40 Stati disponibili a collaborare con gli Usa per combattere l'esercito islamico del Califfato.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Il parlamento irakeno ha approvato ieri sera il nuovo governo del premier Haidar al-Abadi, con lo scopo di unire tutte le forze del Paese contro i militanti dello Stato islamico (SI). Alcuni ministeri chiave come quello degli interni e della difesa rimangono vuoti, ma Abadi ha promesso che saranno riempiti entro una settimana.

Il nuovo premier, uno sciita moderato, ha nominato il vice-presidente Adel Abdul-Mahdi come ministro del petrolio e il curdo Rouz Nouri Shawis alle finanze. Egli ha pure scelto Saleh al-Mutlak, un sunnita, e Hoshyar Zebari, un curdo, come vice-premier. Al premier uscente, Nouri al Maliki, è stata affidata la carica di vice-presidente.

Abadi ha un compito importante: ricucire la fiducia e la collaborazione fra tutte le componenti della società irakena, dopo la gestione Maliki che, in carica dal 2006, ha privilegiato la componente sciita, penalizzando soprattutto i sunniti (ed ex collaboratori di Saddam Hussein). Proprio i sunniti sono stati l'anello debole attraverso cui l'esercito islamico è entrato in Iraq e ha conquistato quasi un terzo del territorio.

Il programma di Abadi prevede la ricostruzione dell'esercito; un accordo sull'autonomia del Kurdistan; un maggior potere per i governi locali; la lotta alla corruzione. Il suo governo è stato votato da 177 voti favorevoli su 325.

Il presidente Usa Barack Obama si è congratulato al telefono con Abadi. Il suo segretario di Stato, John Kerry, è in viaggio in Medio oriente per raccogliere consensi su una coalizione internazionale che combatta lo SI. Secondo un portavoce della diplomazia americana, almeno 40 Stati si sono detti disponibili a collaborare per "indebolire" e "vincere" lo SI.  Obama ha già reso noto che la lotta contro lo SI avverrà con raid aerei, senza truppe di terra e senza collaborazione con Siria e Iran, sebbene questi due Paesi siano direttamente minacciati dalle milizie del Califfato islamico.

 

 

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