Baghdad, card Sako: Preservare l'eredità culturale, storica e artistica cristiana

Intervenendo a una conferenza, il porporato critica il mancato riferimento ai cristiani nei libri scolastici. La cultura può rappresentare un argine alla barbarie dell’Isis e dei vari estremismi. Il patrimonio di arte e storia è “memoria vivente dei popoli” e rappresenta una ricchezza più longeva del petrolio. Un testo comune fra varie etnie e religioni.

di Dario Salvi

Baghdad (AsiaNews) - L’eredità culturale, storica e artistica cristiana irakena va preservata “come quella islamica” e “mi rattrista” non trovare nei libri scolastici alcun riferimento a questo patrimonio, parte del nostro contributo alla costruzione della civiltà” nazionale. È quanto denuncia il patriarca caldeo, card. Louis Raphael Sako, nel video-discorso alla seconda conferenza sulla “Conservazione del patrimonio mondiale” nelle aree di crisi. Il porporato è intervenuto ieri, nel primo dei due giorni di incontro che si conclude oggi, promosso dal Comitato nazionale irakeno per l’Istruzione, la cultura e la scienza, in collaborazione con l’università Al-Mustansiriya. 

Nel suo intervento il card Sako ricorda che il patrimonio culturale è “la memoria vivente dei popoli” e il “tesoro” più grande, perché “ha contribuito a costruire non solo il passato, ma anche il loro presente”. In Iraq, aggiunge, “dobbiamo preparare programmi educativi per i nostri studenti” che insegnino anche “l’educazione, il rispetto e l’accettazione dell’altro, la sua vita e la sua diversità”. 

Questa apertura, avverte il patriarca, è fondamentale per “preservare l’eredità e smantellare” l’ideologia radicale, come quella promossa dallo Stato islamico (SI, ex Isis) che ha portato alla distruzione di monumenti, tesori e luoghi storici a Nimrod, Hatra e Mosul.

Sin dai tempi in cui era arcivescovo di Kirkuk, il card. Sako ha denunciato i pericoli corsi dal patrimonio culturale irakeno, un “bene universale” da salvaguardare come l’archeologia, che da sola vale “più del petrolio”. Un compito che spetta a tutti gli irakeni, non solo ai cristiani, e che ha richiamato anche nel 2016, durante la “Conferenza internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale nelle aree teatro in conflitto”. Un appuntamento che si è tenuto ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e che ha riunito capi di Stato e di governo, esperti, studiosi, leader religiosi islamo-cristiani e attivisti nei settori della storia, dell’archeologia e della cultura.

Per il card. Sako il patrimonio culturale non appartiene a una sola classe, a una etnia, a una religione, ma è un “bene universale” e fonte di “ricchezza per tutto il genere umano”. Esso va oltre il petrolio perché “immortale e non si esaurisce” se conservato in modo adeguato. “Quella cristiana - avverte il primate caldeo - è una eredità umana e parte integrante di quella irakena, fatta anche di monasteri e di chiese”. Fra i tanti esempi egli cita la chiesa di Kochi (a Tell Kuchi, 35 km a sud-ovest di Baghdad), del primo secolo d. C., le sculture, le icone e i manoscritti. 

“I cristiani - ricorda il porporato - hanno accolto i musulmani nel settimo secolo e hanno contribuito alla costruzione della cultura islamica, in special modo durante l’era del califfato abbaside nella ‘Casa della saggezza’, formata da dottori, traduttori e architetti”. A loro si deve la costruzione di molte moschee ed edifici dal grande valore ancora oggi. “Questo patrimonio - conclude il cardinale - deve essere curato, mantenuto, evidenziato nelle scuole e nelle università”, grazie anche alla stesura di un testo congiunto con riferimenti a sciiti, sunniti, cristiani, yazidi, sabei e mandai.

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