Baghdad: cristiani e musulmani irakeni pregano insieme per la pace e la libertà religiosa

In un momento drammatico per la storia del Paese, i membri delle due religioni si incontrano nella chiesa di san Giorgio per un momento comune di preghiera: "Non esiste un Iraq senza i cristiani". Mar Sako ricorda le sofferenze dei cristiani, in particolare a Mosul, e invita i cittadini a rimanere uniti e a mostrare solidarietà: "Servono azioni decise dai leader islamici".

di Joseph Mahmoud

Baghdad (AsiaNews) - In un momento drammatico per l'Iraq - teatro di un conflitto sanguinoso, a rischio partizione in seguito all'avanzata delle truppe del Califfato Islamico che hanno sconvolto la fisionomia della nazione - cristiani e musulmani si incontrano e pregano per la pace. All'insegna dello slogan "Non c'è Iraq senza cristiani", nella serata di ieri la parrocchia di San Giorgio a Baghdad ha ospitato un momento di incontro comune; un'occasione di incontro che si è tenuta alla vigilia della festa della Trasfigurazione e della Giornata mondiale di preghiera per l'Iraq, che si celebrano oggi. 

Esponenti della società civile musulmana, funzionari dell'amministrazione capitolina e delle cittadine limitrofe, personalità cristiane e semplici fedeli si sono riuniti in chiesa, pregando per la pace e rilanciando il desiderio di "unità e solidarietà" per il Paese. Un'orazione particolare è stata inoltre rivolta per i cristiani di Mosul, le prime vittime dell'avanzata delle milizie dello Stato Islamico (ex Isis, Stato islamico dell'Iraq e del Levante), che hanno dato vita a un Califfato dove vige una rigida sharia.

I partecipanti hanno mostrato bandiere dell'Iraq, hanno acceso candele e cantato inni di pace, manifestanti il loro sostegno ai cristiani che vivono un momento di grave difficoltà, come ha ricordato ieri il Patriarca caldeo in una lettera appello indirizzata a Papa Francesco. Alla preghiera comune ha partecipato lo stesso Mar Louis Raphael I Sako, il quale ha sottolineato il profondo "shock per quanto sta accadendo nel Paese". Sua Beatitudine ha aggiunto che a Mosul le persone "sono state sradicate" dal loro territorio di origine, "depredate e umiliate a causa della loro fede cristiana". Egli ha ricordato anche il massacro di Sinjar, dove sono stati uccisi 70 maschi Yazidi e un gruppo di donne sono state catturate. 

Per il Patriarca di Baghdad atti come questi "potevano succedere duemila anni fa, ma non oggi", perché "non appartengono alla nostra etica e alle nostre tradizioni". Per questo egli ha invitato i presenti, senza distinzione di fede religiosa, a "rimanere uniti" per "salvare la nazione e proteggere la vita di persone innocenti". Mar Sako ricorda che l'Iraq attraversa una fase cruciale della sua vita e della sua storia, ed è sempre più necessaria una "solidarietà a livello nazionale, regionale e internazionale" per fermare il conflitto, le uccisioni, la fuga di civili innocenti. E auspica un rafforzamento della "logica del dialogo", sola via per una vera risoluzione della crisi in una logica di "solidarietà, fiducia e speranza". "Servono azioni decise" avverte e rivolgendosi ai leader islamici chiede "fatwa chiare e nette di condanna per quanto sta succedendo". 

Al termine della funzione i presenti si sono ritrovati su sagrato della chiesa, sventolando bandiere irakene, denunciando la logica di divisione in base alla razza, all'etnia o al credo religioso. "Siamo tutti uniti per l'Iraq, la nostra madrepatria - hanno concluso musulmani e cristiani all'unisono - e l'Iraq è per tutti noi". 

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000