Baghdad, pena di morte per chi vuole rapporti o commercia con Israele

Il Parlamento diviso da mesi sull’elezione del presidente raggiunge l’unanimità per approvare la legge. Verranno puniti quanti instaurano relazioni, viaggiano nel Paese o promuovono rapporti economici. Il leader sciita al-Sadr ha invitato i cittadini a scendere in piazza per festeggiare questo “grande traguardo”.

di Dario Salvi

Baghdad (AsiaNews) - A oltre sette mesi dalle elezioni parlamentari dell’ottobre scorso, l’Assemblea non è riuscita ad eleggere il nuovo presidente e avviare l’iter per la nascita del governo, con la nomina del primo ministro. Le riforme sono al palo per le divisioni interne al mondo sciita e gli interessi contrapposti con sunniti e curdi. Tuttavia, nelle ultime ore i deputati hanno raggiunto una singolare unità di intenti approvando quasi all’unanimità una norma che definisce reato penale - e punito dal Codice - sostenere la normalizzazione dei rapporti con Israele. Nel recente passato, altre nazioni dell’area come gli Emirati Arabi Uniti (Eau) e Bahrain hanno instaurato rapporti diplomatici con gli israeliani nel novero degli “Accordi di Abramo”

Ieri i deputati hanno approvato una legge che criminalizza eventuali tentativi di normalizzazione delle relazioni, compresi i legami commerciali e gli affari. Inoltre, verranno puniti anche i cittadini scoperti a viaggiare (o aver viaggiato) in Israele o che sono stati in contatto con istituzioni del Paese ebraico. Secondo quanto riferisce l’Associated Press, la norma punisce eventuali violazioni con pene che arrivano fino all’ergastolo o alla condanna a morte per il colpevole. Essa si applica a tutti i funzionari statali, compresi quelli della regione semi-autonoma del Kurdistan, alle istituzioni governative, alle società del settore privato, ai media, alle aziende straniere e ai loro dipendenti.

Il testo è stato approvato in prima battuta con i voti favorevoli di 275 deputati, su un totale di 329 che compongono l’Assemblea nazionale. Esso, spiegano in una nota i relatori, rispecchia “in modo fedele la volontà del popolo”. L’influente leader religioso sciita Muqtada al-Sadr, il cui partito ha conquistato il maggior numero di seggi alle ultime elezioni, ha esortato gli iracheni a scendere in piazza per festeggiare questo “grande traguardo”. E raccogliendo il suo invito, nelle ore successive centinaia di persone si sono rinite nel centro di Baghdad, intonando slogan e canti contro Israele. 

Nell’ultimo biennio quattro nazioni arabe - Emirati, Sudan, Bahrain e Marocco - hanno stabilito rapporti diplomatici con Israele, nel quadro degli “Accordi” sponsorizzati dall’ex presidente statunitense Donald Trump nel 2020. Di contro, l’Iraq non ha mai riconosciuto Israele come entità autonoma e sovrana dalla sua nascita nel 1948 e non ha mai allacciato relazioni diplomatiche; i parlamentari a Baghdad sono fermamente convinti che il Paese “non aderirà mai” agli accordi, a dispetto degli inviti e delle pressioni che giungono da più parti.

Lo scorso settembre importanti leader sunniti e sciiti hanno tenuto una conferenza a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, chiedendo apertamente la pace con Israele e l’instaurazione delle relazioni con una realtà importante della regione mediorientale. Il governo iracheno ha condannato la conferenza e un tribunale di Baghdad in seguito ha emesso un mandato di arresto per due persone che vi hanno partecipato.

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