Cina e Iraq creano insicurezza nei mercati asiatici

Cina e Iraq creano insicurezza nei mercati asiatici

Milano (AsiaNews) – Giornata negativa per i mercati asiatici, scossi dalla notizia dell'attentato che ha gravemente danneggiato lo strategico oleodotto che alimenta il terminale della penisola di Fao, in Iraq, dai timori giapponesi di un aumento dei tassi d'interesse, della Federal Riserve e dall'annuncio della Banca centrale cinese di un piano di blocco generalizzato dei prezzi.

L' oleodotto che alimenta il terminale della penisola di Fao, nei pressi di Bassora nell'Iraq meridionale, è uno snodo strategico poiché da lì è finora transitata la totalità delle esportazioni irachene, un milione e 800 mila barili di petrolio al giorno. Dall'inizio della guerra è infatti chiuso per timori di attentati l'oleodotto che da Kirkuk porta il greggio nel porto turco di Ceyan nel mediterraneo orientale. Le reazioni dei mercati petroliferi nella prima mattinata sono state moderate anche perché gli operatori del settore stanno cercando di comprendere quanto rilevanti sono i danni provocati e se potranno riprendere presto gli imbarchi. Tutti i paesi del golfo Persico, Arabia Saudita, Iran ed Emirati Arabi si sono detti pronti ad aumentare le proprie esportazioni se i livelli di prezzo dovessero mantenersi elevati. Attualmente il greggio inglese Brent, che più di ogni altro è il parametro di riferimento mondiale, viene quotato intorno ai 37 dollari al barile , vicino ai massimi livelli degli ultimi tredici anni.

In mattinata anche la borsa di Tokio è precipitata del 5 % a causa dei timori di una stretta creditizia, cioè di un aumento dei tassi d'interesse, della Federal Reserve, l'Istituto di emissione monetaria americano. A contribuire al calo della borsa nipponica ci sono però anche i timori per l'andamento economico cinese.

La Banca centrale cinese, dopo che nelle scorse settimane aveva annunciato un blocco dei finanziamenti per nuove infrastrutture ed impianti, ha annunciato un piano di blocco generalizzato dei prezzi. In entrambi i casi si tratta di misure amministrative a carattere politico ed è quindi un chiaro segno che le autorità cinesi non dispongono di strumenti per pilotare efficacemente un'economia. Il timore dunque è che la situazione possa sfuggire di mano. Per tutti i paesi asiatici l'effervescenza dell'economia cinese ha costituito in questi ultimi anni il toccasana che ha preservato l'area dagli effetti più crudi dalle recessione che ha toccato altre aree del mondo. Un'inversione di tendenza in Cina provocherebbe dunque spirale negativa, accentuata dal fatto che tutta l'Asia orientale è fortemente carente di petrolio ed energia. A cascata i problemi asiatici potrebbero riflettersi sui mercati finanziari americani ed europei perché molta della liquidità mondiale e dei titoli del Tesoro americano sono detenuti da Istituzioni e banche dell'Asia orientale. Un eventuale rientro dei capitali asiatici investiti nei mercati occidentali potrebbe avere forti ripercussioni su questi ultimi.

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