Dopo la strage a Baghdad, i sunniti chiedono intervento Onu

L'appello alle Nazioni Unite è dell'Iraqi Accordance Front, principale blocco sunnita in Parlamento. Talabani e al Malki invitano il Paese all'unità e ammettono: "Siamo sull'orlo di un burrone scivoloso".

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) –  Politici sunniti in Iraq si appellano alle Nazioni Unite, affinché intervengano per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. L'appello segue la strage di sunniti, avvenuta domenica a Baghdad, e la rappresaglia di oggi contro la comunità sciita.

L'iniziativa è dell'Iraqi Accordance Front (Iaf), principale coalizione sunnita nel Parlamento iracheno. Intanto il presidente e il premier richiamano all'unità, ammettendo che il Paese è "sull'orlo di un burrone scivoloso".

"Le forze di occupazione - ha dichiarato un membro dell'Iaf, Ayad al Samaraie - non sono in grado di proteggere la popolazione; per questo sono necessarie le forze di pace dell'Onu".

Secondo le ricostruzioni dei più recenti fatti di sangue, ieri un commando - con probabilità sciita - avrebbe portato a termine l'esecuzione di oltre 40 civili sunniti per vendicare il precedente attentato a una moschea nel quartiere di al Jihad, periferia nord-ovest della capitale. I leader sunniti hanno attribuito la responsabilità dell'agguato all'"Esercito al Mahdi", la milizia fedele al leader sciita Moqtada al-Sadr. Questi, dal canto suo, punta il dito contro l'Occidente, definendo le violenze di ieri "un piano occidentale per innescare la guerra civile tra fratelli".

La risposta sunnita non si è fatta attendere. Già nella tarda serata di ieri almeno 15 sciiti sono stati uccisi e 35 feriti nell'esplosione di due autobomba contro un'altra moschea a Baghdad. Mentre oggi è Sadr City ad essere nel mirino. Nel grande quartiere sciita della capitale tre diverse esplosioni hanno ucciso almeno 10 persone; ma il bilancio è solo provvisorio.

Il primo ministro Nuri al Maliki ha chiesto agli iracheni di "unirsi come fratelli, e lavorare insieme per combattere il terrorismo". Sulla stessa linea anche il presidente, il curdo Jalal Talabani, che avverte: "Ci troviamo sull'orlo di un burrone scivoloso".

 

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