Elezioni: Paese ancora insicuro per attentati, assenza di servizi, povertà e corruzione

A un giorno dalle elezioni la popolazione sembra sfiduciata e delusa dalla democrazia. La difficile ricostruzione costringe due o tre famiglie a vivere sotto lo stesso tetto, mancano ancora 1,3 milioni di abitazioni e quelle già costruite non hanno forniture idriche. Prevista poca affluenza alla urne.

Baghdad (AsiaNews) – Mentre domani l’Iraq va alle urne accompagnato da una scia di attentati e di polemiche su alleanze politiche e influenze estere, gli elettori si trovano alle prese con preoccupazioni quotidiane ben diverse. E solo in apparenza più banali. Il Paese è ancora preda di una grave insicurezza, vive nella quasi totale assenza di servizi ed è assuefatto alla dilagante corruzione. Si combatte con la crescente povertà e la disoccupazione, mentre la crisi degli alloggi - dovuta a una ricostruzione che procede a rilento -costringe due o tre famiglie a vivere sotto lo stesso tetto.

Secondo le Nazioni Unite - come riporta il New York Times - in alcune parti del Paese, l’abitazione media vede quattro persone dormire nella stessa camera. Stando alle stime Onu, l’Iraq ha 2 milioni 800mila unità abitative per una popolazione di 30 milioni. Vale a dire che mancano circa un milione 300mila abitazioni. Dato che la popolazione continua a crescere, il Paese deve costruire 3 milioni e mezzo di unità abitative entro il 2015. Al momento, però, il governo è in grado di costruire solo tra il 10 e il 15% delle abitazioni necessarie. Il mese scorso, il Ministero per l’edilizia ha tagliato molti dei progetti pianificati per il 2010 a causa dell’insufficienza dei fondi stanziati per il settore. Per cercare di alleviare il problema dovrebbero intervenire gli investitori privati, stranieri e locali, ma la situazione del Paese frena qualsiasi iniziativa per mancanza di garanzie e sicurezza.

I problemi non mancano anche per le abitazioni già costruite: secondo le Nazioni Unite, l’89% delle case irachene non ha una fornitura idrica stabile e il 73% non è allacciato a un sistema fognario. L’abitazione media ha 8 ore di elettricità al giorno dalla rete pubblica.

Nel frattempo la disoccupazione dilaga, l’assistenza sanitaria è a livelli minimi, e l’Iraq muore di sete. La siccità colpisce vaste aree del Paese, costringendo il governo ad aumentare la spesa per le importazioni alimentari, mentre i due principali fiumi, il Tigri e l’Eufrate, sono prosciugati a causa delle politiche dei Paesi confinanti (Turchia, Siria e Iran) che ne hanno disseminato di dighe i loro corsi superiori. L’elettorato sembra sfiduciato e deluso dalla “democrazia” del nuovo Iraq. Le aspettative sull’affluenza al voto non sono elevatissime. Funzionari della Commissione elettorale affermano che un’affluenza del 50% sarebbe già un successo.

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