Il governo iracheno aiuta i profughi a tornare a casa

Baghdad ha messo a disposizione autobus che riportano in patria i rifugiati in Siria. Incentivi anche per i profughi interni: 800 dollari ad ogni famiglia che fa ritorno. Ma l’Onu avverte: a determinare il fenomeno non è solo il miglioramento della sicurezza, ma soprattutto le difficoltà economiche e la disperazione.

Baghdad (AsiaNews) – Sono circa 800 gli iracheni che stanno viaggiando dalla Siria per fare ritorno in Iraq a bordo di un convoglio di autobus messo a disposizione dal governo di Baghdad. Le autorità riferiscono che i profughi, costretti alla fuga per le violenze nel Paese, rientrano fiduciosi nel reale miglioramento delle condizioni di sicurezza, soprattutto nella capitale. Ma organizzazioni umanitarie sottolineano che le gravi difficoltà economiche in cui versano i rifugiati iracheni potrebbero essere la vera ragione che li riporta a casa.

 

Dopo poche settimane dall’annuncio del calo degli attentati a Baghdad, a metà novembre il ministero iracheno dell’Immigrazione ha diffuso incoraggianti dati sui rientri: mille persone al giorno. Il governo ha previsto incentivi per i profughi che vogliano ritornare in patria: come ad esempio mettere a disposizione gratuitamente i mezzi di trasporto. Inoltre, per incoraggiare il rientro alle loro abitazioni di origine anche dei profughi interni, le autorità hanno offerto 800 dollari ad ogni famiglia disposta a tornare; finora hanno aderito all’iniziativa 4700 famiglie ed altre 8500 risultano registrate nelle liste di attesa.

 

L’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR), però, ritiene che la maggior parte dei profughi scelga di rimpatriare per le difficoltà di trovare lavoro e di rinnovare i visti. Lo confermerebbe il fatto che l’inversione del flusso migratorio è consistente dalla Siria – dove le condizioni di vita dei rifugiati sono peggiori – mentre interessa solo marginalmente la Giordania.

 

Secondo le cifre dell’UNHCR, in totale i profughi iracheni sono oltre 4 milioni. Solo la Siria ne ospita 1.400.000; la Giordania 750mila; gli Stati del Golfo 200mila; l’Egitto 100mila; l’Iran 54mila; 40mila il Libano; 10mila la Turchia. Mentre 2milioni sono i profughi interni nello stesso Iraq.  Il 44 per cento dei richiedenti asilo in Siria dal 2003 sono cristiani. Molte famiglie vivono in piccole stanze sovraffollate, con giovani e uomini che faticano a trovare lavoro; alcuni fanno affidamento sui parenti che sono riusciti a raggiungere i Paesi occidentali.

 

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