In Iraq una riproduzione del Cristo Redentore di Rio de Janeiro

La statua intende lanciare un messaggio di “pace e speranza” per tutto il Paese. La scultura sorge a Baghded ed è alta un decimo rispetto all’originale. Realizzata da due guardie addette alla sicurezza della città, è costata circa 130 dollari frutto di donazioni dei fedeli.

Hamdaniya (AsiaNews) – Per lanciare un messaggio di “pace e speranza” a tutto il Paese, i cristiani nel nord dell’Iraq hanno eretto una statua di Gesù che ricorda il Cristo Redentore sul monte Corcovado, a Rio de Janeiro. La scultura è grande un decimo rispetto all’originale – alto 40 metri – che domina la metropoli brasiliana, ma è diventato meta continua di fedeli e pellegrini.

 

Il 10 aprile scorso p. Louis Kassab, presidente del Comitato per gli Affari religiosi, ha tolto il velo alla statua del Cristo Redentore irakeno (nella foto). Essa si trova a al punto di controllo numero 1 di Baghdeda, cittadina della municipalità di al-Hamdaniya, nel governatorato di Ninive. Najib Attallah, responsabile del check-point dove sorge la statua, riferisce che l’idea è nata proprio dalle guardie addette alla sicurezza. “In passato abbiamo allestito il presepe in occasione del Natale – afferma l’uomo –. Le guardie hanno voluto costruire una statua per le celebrazioni della Pasqua, sulla falsariga del Cristo Redentore in Brasile”.

 

La costruzione è durata circa un mese e mezzo, dedicando 18 ore di lavoro alla settimana. L’opera è stata realizzata da due guardie del punto di controllo, Alaa Nasir Kithya e Amaar Anay, grazie anche alle numerose donazioni e al sostegno di colleghi e fedeli della città. Il costo finale è di 150mila dinars, poco meno di 130 dollari.

 

Bashar Jarjees Habash, coordinatore del Comitato per gli Affari religiosi, sottolinea che la costruzione della statua è un “messaggio di pace per tutti”. “La statua è di pietra – riferisce – e può essere rimossa in qualsiasi momento, ma la storia dei cristiani irakeni non può essere cancellata”. Abbiamo alle spalle una storia millenaria, conclude l’uomo, e “mostriamo lealtà all’Iraq”. Alaa Naser Matti, uno dei volontari che hanno collaborato alla realizzazione, aggiunge che “dovrebbe resistere per 30 anni. Abbiamo voluto colorarla di bianco, perché è il colore della pace, e la dipingeremo ogni anno”.

 

Lo scorso febbraio in soli 10 giorni sono stati uccisi otto cristiani a Mosul, capitale del governatorato di Ninive. Attivisti per i diritti umani hanno chiesto al potere centrale e al governo locale maggiore protezione e tutela verso i fedeli, vittime di una lotta per il predominio nella zona che vede coinvolti arabi, curdi e turcomanni.

 

Dall’invasione dell’Iraq, nel marzo 2003, sono morti circa 200 cristiani, in attacchi diretti o conseguenza di attentati. Una carneficina che papa Benedetto XVI ha ricordato in occasione della Pasqua, esortando le autorità irakene a “fare di più” per proteggere la minoranza.

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