Io, anziana cristiana, salvata da una famiglia musulmana all’arrivo dell’Isis

La storia della 98enne Camilla Haddad, nascosta e accudita dalla famiglia di Elias Abu Ahmed quando lo Stato islamico ha conquistato Mosul. Ieri la donna ha incontrato il patriarca caldeo a Baghdad. Accoglienza e amicizia fra cristiani e musulmani, secondo il motto “Fratelli tutti” di papa Francesco. In Iraq si assiste a un cambio di mentalità.

di Dario Salvi

Baghdad (AsiaNews) - “Quando lo Stato islamico è entrato a Mosul ero sola e non sono riuscita a scappare. Assieme all’amica Maria siamo rimaste lì, in città, avevamo paura ma per fortuna è venuto in nostro soccorso un vicino, Elias Abu Ahmed, un musulmano, il quale ci ha detto che avrebbe fatto di tutto per proteggerci”. È quanto racconta ad AsiaNews, grazie all’aiuto del patriarca caldeo card. Louis Raphael Sako, la 98enne Camilla Haddad, protagonista di una storia di fraternità e solidarietà islamo-cristiana, emersa solo di recente. Assieme all’amica Mary Fathohi Weber, poi deceduta per cause naturali, l’anziana signora è stata accolta e accudita da una famiglia musulmana durante le prime fasi dell’ascesa dell’Isis nel nord dell’Iraq, nell’estate del 2014.

A quasi sette anni di distanza, la donna ha visitato ieri sera la sede patriarcale a Baghdad, accompagnata da Elias che ormai considera come parte della propria famiglia. Un sentimento ricambiato, fatto di amicizia e di aiuto reciproco che si è consolidato in tutto questo tempo. E, in diverse occasioni, è proprio Elias ad interpretare e tradurre in parole il pensiero dell’anziana donna che, seppur in buone condizioni di salute considerata l’età, mostra qualche acciacco e fatica ormai a camminare e compiere le azioni più banali della vita quotidiana. 

La donna ricorda i miliziani irrompere nella sua casa nel quartiere di Mohandessin a Mosul, dove viveva con l’amica Mary. Come altri vicini musulmani accorsi, il signor Elias è entrato nell’abitazione e ha affermato che Camille era sua nonna e Mary la zia, per poi trasferirle nella propria casa nel quartiere di Baladiyat. Negli anni la famiglia musulmana si è allargata tanto che oggi Elias ha due mogli e 14 figli, educati con pazienza dall’anziana cristiana che li considera nipoti a tutti gli effetti. Ogni giorno Camille recita il rosario per ringraziare Dio dell’aiuto ricevuto e per il conforto incontrato in questa nuova famiglia. “Daesh poteva cacciarci - ricorda l’anziana donna - ma Elias Abu Ahmed ci ha accolte e ospitate nella sua casa. Avevo alcuni soldi da parte e li ho donati per contribuire al sostentamento della famiglia e alla crescita dei figli, perché il suo solo stipendio di operaio, spesso modesto, non bastava”. 

Mary Fathohi Weber si è ammalata poco dopo l’arrivo dell’Isis ed è stata Camilla a prendersi cura di lei fino alla morte, avvenuta il primo gennaio 2015. Lei stessa si è rotta una gamba che la fa “soffrire” e ha faticato a lungo. Ciononostante, la salute è buona anche in considerazione dell’età avanzata. In questi anni ha venduto la casa di proprietà e con il denaro ricavato ha contribuito al mantenimento dei figli e all’acquisto di beni primari come cibo e medicine. 

“In questa famiglia - racconta ad AsiaNews il patriarca Sako dopo averla incontrata - Camilla si sente bene, sa di essere curata. Io le ho proposto di venire qui a Baghdad, in una casa per anziani, ma lei ha detto che preferisce restare a Mosul, e pregare il rosario per tutti noi”. “Quando ha varcato la soglia di casa - prosegue il porporato - per venire a Baghdad tutti i bambini sono usciti per accompagnarla, volevano venire con lei, la considerano la loro nonna. Contribuisce alla loro educazione, essendo persone di basso rango mentre lei è cresciuta in un quartiere nobile di Mosul”. 

Il card. Sako ricorda bene la donna, che ha incontrato quando era parroco nella chiesa del Perpetuo Soccorso a Mosul, negli anni 90 del secolo scorso. “Con le sorelle - riferisce - è venuta con me a Roma, poi a Parigi, nell’Anno Santo. Pensavo fosse morta non avendo più avuto sue notizie, ma non ho mai smesso di cercarla per sapere che fine avesse fatto. Non è stato facile raccogliere informazioni” anche per la situazione di grande confusione che ha regnato a lungo nella metropoli del nord dell’Iraq, ma “alla fine ci siamo riusciti”. 

“Elias - prosegue il patriarca caldeo - usa spesso l’espressione ‘Fratelli tutti’ e dice di aver seguito con Camilla tutte le fasi della visita di papa Francesco in Iraq, a inizio marzo. Per Elias la sua venuta in Iraq è stato un bellissimo gesto e quello che lui ha fatto per Camilla lo considera parte degli insegnamenti del pontefice in un’ottica di amicizia e fraternità fra cristiani e musulmani”. 

“Questa storia - afferma il card. Sako - è un esempio, come tanti altri, di un cambio di mentalità in Iraq. Ne faccio un altro, in conclusione: stiamo restaurando una chiesa a Baghdad e quando l’ingegnere capo cantiere è andato al mercato a comprare del marmo, il venditore musulmano sciita ha chiesto a cosa servisse. Quando ha detto che era ‘per il cardinale’ ha risposto che avrebbe dato tutta la merce a disposizione, facendo anche uno sconto per ringraziarlo del papa in Iraq”. 

(Foto tratte dal sito del Patriarcato caldeo)

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