Iraq, licenziati 62mila dipendenti pubblici, accusati di corruzione

Il Ministero degli interni ha lanciato una campagna volta a sradicare la corruzione e le divisioni settarie. Sono proibite le attività politiche per i funzionari di polizia ed è promossa la condivisione di intenti fra sciiti, sunniti e curdi per assicurare la legalità nel Paese. Ministro irakeno: “Possiamo diventare la prima democrazia araba”.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Il Ministero irakeno degli interni ha licenziato 62mila dipendenti pubblici accusati di corruzione e ha lanciato una intensa campagna volta a smantellare le divisioni settarie e confessionali tra le forze di sicurezza. È quanto affermato da Jawad al-Bolani, ministro degli interni, in un editoriale pubblicato ieri sul quotidiano Usa Chicago Tribune.

“Abbiamo preso di petto la corruzione – scrive al-Bolani – licenziando 62mila impiegati. Per sradicare i conflitti interni, abbiamo proibito tutte le attività politiche ai funzionari di polizia e creato una forza di sicurezza che comprenda tutti gli irakeni: sciiti, sunniti e curdi”.

Il Ministero irakeno degli interni è formato da oltre mezzo milione di persone. Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, è stato contraddistinto da corruzione, conflitti interconfessionali, cattiva gestione che Al-Bolani definisce “dilagante” e tale da “impedire la ricostruzione di infrastrutture” e favorire il “ritorno alla normalità del Paese”. Il Ministro assicura però che l’Iraq ha cambiato direzione e ora è in grado di mantenere la legge e l’ordine: “Ora abbiamo una possibilità – dice – di essere la prima democrazia araba praticabile”.

Per arginare le violenze esplose nel Paese nel 2004, il Ministero ha creato un reparto speciale di sicurezza, la Polizia nazionale. Tra il 2005 e il 2006 esso era diventato una fonte interna di violenza e divisioni. Oggi la situazione è migliorata, il Paese ha intrapreso un cammino verso una lenta normalità che vuole essere mantenuta anche grazie alla “continua campagna di arruolamenti” fra le forze di polizia. “Le sfide – ammette al-Bolani – rimangono. Noi continuiamo a combattere l’infiltrazione delle milizie e gli ultimi vagiti degli insorti, ma il momento è favorevole”.

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