L'economia irachena "dipende troppo dal petrolio"

Secondo il portavoce del premier Jaafari, l'eccessiva dipendenza dal petrolio "favorisce l'azione dei terroristi" e contribuisce a "tenere la popolazione in uno stato di inquietudine e paura".

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – L'economia dell'Iraq "dipende troppo dal petrolio" e "deve cambiare per bloccare l'ascesa del terrorismo".

Lo ha detto durante una conferenza stampa tenuta ieri a Baghdad Laith Kubba, portavoce del primo ministro Ibrahim Jaafari: l'uomo ha esortato il Paese a "creare altre fonti di reddito". "Il 95% del reddito nazionale dell'Iraq - ha spiegato Kubba - dipende dal petrolio. In altri paesi, come l'Arabia Saudita, il petrolio incide per il 60%: l'Iraq ha una situazione particolare".

Kubba ha aggiunto che tra la popolazione è diffusa la convinzione che ogni cambiamento possa venire solo dal governo: "La gente aspetta che qualcuno le dia il denaro, ma non c'è una reale produzione".

Nel 2004 le entrate pubbliche irachene sono state di circa 20 miliardi di dollari Usa e l'esportazione petrolifera ha contribuito per circa 18 miliardi.

Per Kubba questa situazione "rende lo Stato troppo vulnerabile: il terrorismo effettua continui sabotaggi di oleodotti e degli impianti produttivi di petrolio". L'oleodotto da Kirkuk a Ceyhan, in Turchia, portato ad esempio, ha una capacità di 800 mila barili al giorno, ma per i continui atti di sabotaggio – nonostante sia protetto da oltre 1.500 guardiani – negli ultimi mesi ha potuto portare solo 100 mila barili al giorno.

I sabotaggi impediscono inoltre qualsiasi tentativo di migliorare le strutture per l'estrazione e il trasporto del petrolio. Nel 2004 – per questo motivo - il governo ha avuto un deficit di 4 miliardi di dollari, pari al 20% delle entrate. La produzione attuale di greggio è di circa 2,1 milioni di barili al giorno, di cui 1,3 milioni esportati.  

"La soluzione – ha concluso il portavoce - è promuovere le capacità produttive degli iracheni. E' un popolo vitale e operoso ma oggi è in una situazione di inquietudine e di paura." (PB)

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