L’Iraq guarda al futuro con “ottimismo”. Più che la sicurezza, si teme la crisi economica

Violenza e insicurezza non sono più il principale motivo di preoccupazione. L’85% degli irakeni definisce la situazione attuale “molto o abbastanza buona”. Fonti di AsiaNews confermano la riapertura di negozi e attività commerciali. Il Paese deve promuovere economie alternative al petrolio, come il turismo e l’agricoltura.

Baghdad (AsiaNews) – Violenze e insicurezza non sono più il principale motivo di preoccupazione per gli irakeni. È quanto emerge da un recente sondaggio, i cui risultati vengono confermati da fonti di AsiaNews nel Paese. “Un miglioramento nella qualità della vita è evidente”, conferma un cristiano caldeo irakeno, ma rimane la “preoccupazione per gli attentati dei giorni scorsi a Baghdad”, in seguito ai quali il governo e il Consiglio di presidenza hanno avviato “una inchiesta ufficiale” per risalire “alle cause e ai responsabili del gesto”.

Secondo un sondaggio elaborato a febbraio da BBC, ABC News e NHK, per la prima volta dal 2003 gli irakeni si dicono “più fiduciosi” per il futuro. Il sondaggio prende in esame le risposte di  2,228 cittadini delle 18 province in cui è suddiviso il Paese: le maggiori preoccupazioni derivano da “problemi quotidiani” come “l’economia e il lavoro”. In materia di sicurezza l’85% degli intervistati definisce l’attuale situazione “molto o abbastanza buona”, con un incremento del 23% rispetto allo scorso anno. Solo l’8% dice che la sicurezza è peggiorata, a fronte di un 26% nel 2008. Il 59% si “sente sicuro” nella zona in cui vive, rispetto al precedente 37%.

“Il miglioramento nel livello di sicurezza – confermano le fonti di AsiaNews – è un dato concreto, ma non bisogna abbassare la guardia. I recenti attentati a Baghdad sono la conferma”. Il 13 marzo scorso una serie di attacchi dinamitardi hanno ucciso una donna e ferito altre sette persone; il 10 marzo un attentato suicida a nord-ovest della capitale ha causato almeno 60 fra morti e feriti. “La novità rispetto al passato è che il governo e il Consiglio di presidenza hanno promosso una interrogazione parlamentare per scoprire le ragioni degli attacchi. Si vuole capire se essi sono dovuti a una falla nel sistema di sicurezza, oppure se si è trattato di un episodio isolato”.

Anche per l’Iraq le maggiori fonti di preoccupazione derivano dalla crisi finanziaria globale e dal tentativo di ripristinare l’economia nazionale: “Vengono riaperti negozi e attività. A Mosul – racconta una fonte locale – ha riaperto una officina per la riparazione delle macchine, gestita da una famiglia cristiana. Le richieste di interventi di riparazione sono numerose, i pezzi di ricambio disponibili. La gente ha voglia di riaprire attività abbandonate a causa della guerra. Si torna a parlare di ospedali, di scuole, di istruzione, di energia e materie prime”.

Nei giorni scorsi Jawad al-Bolani, Ministro irakeno degli interni, ha dichiarato che “le operazioni militari contro al Qaeda sono finite”; ora verrà promossa “una attività mirata a livello di intelligence e di servizi segreti” per colpire i “vertici del movimento”. Fra le prime vittime del terrore vi sono i cristiani irakeni, per i quali “permane un sensazione di minaccia” perché è ancora viva “la memoria dei recenti massacri”. “Non c’è una fiducia assoluta – confermano i cristiani di Mosul – ma è innegabile una sensazione di speranza per il futuro”.

Per dare nuovo impulso all’economia del Paese è necessario garantire standard di sicurezza elevati perché “le grandi compagnie internazionali tornino a investire in Iraq”. “La crisi economica e il calo nei prezzi del petrolio – confermano le fonti di AsiaNews – hanno aggravato il problema, ma il Paese può contare sulle risorse naturali e le riserve idriche, sull’agricoltura e il turismo archeologico e religioso: se il Paese riuscirà davvero a stabilizzarsi, anche l’economia ne trarrà un effetto benefico nel lungo periodo”.

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