Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - L’impatto sul piano umanitario della prossima offensiva contro Mosul, pianificata dalle forze governative per riprendere il controllo della città, potrebbe essere di “enormi” proporzioni. È quanto affermano gli esperti delle Nazioni Unite, secondo cui nella metropoli del nord dell’Iraq sino a 1,2 milioni di persone rischiano di subire le conseguenze dell’operazione militare. L’obiettivo dell’esercito di Baghdad è di cacciare i miliziani dello Stato islamico (SI) dall’area.
Dal marzo scorso, quando sono iniziati i primi combattimenti per la conquista della roccaforte del “Califfato” in Iraq, si sono già registrati almeno 120mila sfollati. Le truppe regolari si sono concentrate nei territori a sud della metropoli, "ripulite" dalla presenza jihadista.
Mosul è la seconda città per importanza - e numero di abitanti - del Paese; dal giugno 2014 essa è sotto il controllo delle milizie dello Stato islamico.
Ieri alcuni reparti speciali dell’esercito hanno lanciato un’operazione per la riconquista della cittadina di Qayyarah, circa 60 km a sud di Mosul.
Sabah Numan, portavoce del Dipartimento anti-terrorismo (Cts), conferma che alcuni battaglioni stanno lottando contro gruppi jihadisti nella periferia della città; a sostenere la lotta dei militari diversi abitanti dell’area muniti di armi.
Da settimane le forze governative si preparano ad entrare a Qayyarah, dopo aver riconquistato in precedenza una base aerea situata nelle vicinanze; l’avamposto verrà usato come hub logistico e base per una più imponente offensiva che ha come obiettivo Mosul.
Saleh al-Jubouri, sindaco della città, riferisce che almeno 15mila abitanti sono tuttora intrappolati all’interno, anche se la maggior parte dei miliziani ha già abbandonato la zona o sono stati uccisi.
Per gli esperti delle Nazioni Unite il peggio deve ancora venire e la battaglia di Mosul rappresenterà l’apice dell’emergenza. Quando inizierà la battaglia, spiegano, almeno 400mila persone fuggiranno verso la zona sud della metropoli, altri 250mila a est e 100mila a nord-ovest. Adrian Edwards, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), sottolinea che “l’impatto umanitario dell’offensiva militare potrebbe essere enorme”.
Le squadre di emergenza hanno già elaborato piani per l’assistenza di 120mila profughi in fuga da Mosul; in questi giorni si lavora per allestire altri sei centri di accoglienza sparsi per il nord dell’Iraq. “L’avanzamento dei lavori - aggiunge Edwards - è legato alla disponibilità sia di fondi che di territorio”.
Secondo i dati forniti dall’Unhcr, finora è stato raccolto solo il 38% dei 584 milioni di dollari necessari per affrontare l’emergenza; inoltre, molti proprietari terrieri dell’area non sono disposti a cedere i loro appezzamenti all’agenzia umanitaria Onu.
Dall’ascesa delle milizie di Daesh [acronimo arabo per lo SI] nell’estate del 2014, con la conquista di vaste porzioni di territorio nel nord e nell’ovest del Paese, oltre 3,38 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Un altro milione di sfollati è la conseguenza del conflitto confessionale scatenatosi in seguito all’invasione statunitense nel 2003.
“Il peggio deve ancora venire - conclude il rappresentante Unhcr in Iraq Bruno Geddo - e secondo le nostre previsioni si potrebbe profilare uno spostamento massiccio come non si vedeva da tempo su scala globale”.










