Lo scontro fra sunniti e sciiti riporta l'Iraq ai tempi della guerra

In un mese oltre 460 persone sono morte in attacchi suicidi e scontri. Il bilancio è il peggiore dal ritiro delle truppe Usa nel 2011. Ieri, un'altra serie di attacchi ha coinvolto la provincia di Anbar e le città di Baiji e Ramadi, a nord di Baghdad, facendo oltre 20 morti. Principale obiettivo degli attacchi di matrice sunnita sono la Sahwa, la milizia anti-terrorista, e le forze di polizia.

Baghdad (AsiaNews/ Agenzie) - Cresce in Iraq lo scontro settario fra musulmani sciiti e sunniti. Ieri diverse aree del Paese sono state sconvolte da una serie di assalti e attentati suicidi che hanno ucciso almeno 22 persone. A nord della capitale, un gruppo di uomini armati ha attaccato e occupato una stazione di polizia, uccidendo cinque agenti. Nella provincia occidentale di Anbar, a circa un centinaio di chilometri a est di Falluja, un attentatore suicida si è fatto esplodere davanti a una sede della "Sahwa", la milizia sunnita filo governativa incaricata di combattere i gruppi terroristi vicini ad al-Qaeda, uccidendo 14 persone.

Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo si è confuso fra i miliziani che erano in coda per ritirare lo stipendio mensile. Dalla sua istituzione nel 2005, la "Sahwa" è bersaglio di continui attacchi da parte dei gruppi estremisti sunniti che combattono contro l'esecutivo del premier sciita al-Maliki, accusato di emarginare la fazione religiosa al governo durante la dittatura di Saddam Hussein.

Altre bombe sono esplose a Baiji, a circa 180 km a nord di Baghdad, dove quattro poliziotti hanno perso la vita. Gli attacchi hanno colpito anche un quartiere sciita a nord-est della capitale, uccidendo tre civili e facendo decine di feriti. A Ramadi, a circa 110 km a ovest di Baghdad, un'autobomba ha dilaniato due poliziotti e ferito altre 10 persone.

La scia di attentati di queste settimane segue lo scontro fra sunniti e sciiti che ha raggiunto il culmine in concomitanza delle elezioni provinciali avvenute lo scorso 20 aprile. In un mese, oltre 460 persone hanno perso la vita. Il bilancio è il più grave dal ritiro delle truppe Usa iniziato nel 2011. Fra i morti vi sono almeno 14 candidati, in gran parte sunniti. Lo scorso 26 aprile a Baghdad quattro bombe sono esplose davanti ad alcune moschee sunnite, gremite per la preghiera del venerdì, facendo quattro morti e oltre 50 feriti.

Diversi analisti e politici, fra cui lo stesso al-Maliki, collegano le violenze alla guerra civile siriana, dove diversi gruppi jihadisti iracheni combattono insieme ai ribelli contro il regime di Bashar al-Assad, appartenente alla minoranza alauita, legata all'islam sciita.

Disordini e attacchi caratterizzano anche il Kurdistan iracheno, che da mesi ha iniziato una lotta con il potere centrale per il controllo e la vendita delle risorse petrolifere locali. Qui il governo ha impiegato l'esercito per cacciare i miliziani sunniti dalla zona sud di Mosul, con decine di morti fra militari e guerriglieri.       

 

 

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