Mecc: più cooperazione ecumenica, teologica e sociale fra le Chiese del Medio oriente

Il 21 e 22 gennaio si è tenuta la terza riunione del comitato esecutivo delle Chiese della regione. I leader cristiani rilanciano l’appello per la liberazione dei due vescovi rapiti in Siria. Preoccupa la situazione politica e istituzionale dell’area, dal Libano all’Iraq. Maggiore sostegno ai cristiani in Palestina, vittime di occupazione e isolamento.

di Dario Salvi

Larnaca (AsiaNews) -  Promuovere la “cooperazione ecumenica” fra le Chiese del Medio oriente in campo teologico, sociale e nel mondo dei media, con l’obiettivo di dare una sempre maggiore testimonianza di Cristo in una ottica di “unità”. È quanto chiede il comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del Medio oriente (Mecc), a conclusione della terza riunione programmata il 21 e 22 gennaio a Larnaca (Cipro), presieduta da Giovanni X Yazigi, patriarca di Antiochia e primate greco-ortodosso. Nel comunicato finale, i leader cristiani chiedono inoltre di pregare per “il rilascio” di Yohana Ibrahim e Boulos Yaziji, sequestrati in Siria nell’aprile 2013 e di cui non si hanno più notizie certe. 

La situazione politica e istituzionale nei vari Paesi del Medio oriente, segnati da guerre, violenze etnico-confessionali ed esodo massiccio sono fra le preoccupazioni dei membri del Mecc, che sottolineano “l’escalation della tensione” nella regione e in tutto il mondo arabo. Alla riunione, tenuta nell’isola contesa fra la maggioranza greco-cipriota e la minoranza turco-cipriota, hanno partecipato anche il card Louis Raphael Sako, patriarca caldeo, il rev. Habib Badr, presidente dell’Unione evangelica libanese e il patriarca della Chiesa siro-ortodossa Mar Ignatios Afram II.

Al terzo incontro del comitato esecutivo erano presenti delegati provenienti da Cipro, Egitto, Libano, Iraq, Giordania e Palestina. Un appuntamento , osservano i partecipanti, che giunge nel mezzo di “eventi sanguinosi e dolori” che affliggono le nazioni del Medio oriente e in un clima di “sofferenze, dolore e sfide” per i popoli della regione, “comprese le Chiese”. Per questo essi chiedono una maggiore “solidarietà e vicinanza” ai “figli e figlie delle Chiese orientali”, primi testimoni di Cristo in un contesto crescente “di sfide”.

Nella prima delle due giornate di lavori si è discusso delle sfide nelle aree del rinnovamento spirituale, dell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, oltre al potenziamento e allo sviluppo istituzionale del Consiglio stesso. Il secondo giorno è stato dedicato alla discussione della relazione del segretario generale, la dottoressa Souraya Bechealany, che include i risultati del Consiglio nel 2019 e le prospettive future, anche in un’ottica finanziaria. 

Fra i punti sottolineati nella dichiarazione conclusiva, vi è l’attenzione per l’Iraq e il movimento di protesta antigovernativa che rischia di destabilizzare un Paese già in difficoltà. E ancora, la “sofferenza” del popolo siriano che chiede la fine dell’assedio e la ripresa di un percorso che porti alla costruzione della pace e della sicurezza, unito al ritorno degli sfollati. Un pensiero è poi dedicato al popolo libanese e alla protesta pacifica, per una vita dignitosa e la fine di una corruzione endemica e diffusa che ha alimentato il malcontento. A questo si aggiungono gli sforzi per “ripristinare l’unità nell’isola di Cipro”.

I leader cristiani chiedono maggiore sostegno alle Chiese in Palestina nonostante le sofferenze “alla luce dell’occupazione, la politica di apartheid e l’isolamento”, insieme al rispetto dello status giuridico e lo status quo su Gerusalemme est, capitale di un futuro Stato palestinese. A questo si unisce l’invito a tutti i popoli della regione perché si uniscano secondo un criterio di “piena cittadinanza” che è fatta di “diritti e doveri” in un contesto “di diversità” che è fonte “di ricchezza”. L’appuntamento è ora fissato all’assemblea generale Mecc, in programma dal 16 al 19 settembre in Libano secondo il motto “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (Matteo, 14:27).

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