Mossul, dove governa l'alleanza tra baathisti e fondamentalisti

Mossul, dove governa l'alleanza tra baathisti e fondamentalisti

Roma (AsiaNews) - La felice conclusione del rapimento di mons. Basile Georges Casmoussa lascia aperto l'interrogativo sulla situazione della zona di Mossul, che sembra essere diventata una terra di nessuno, o meglio una terra di delinquenti e di rapitori. L'anarchia continua da tempo: il governatore Yussof Kashmula è stato ucciso lo scorso 14 luglio perché non era baathista. Il vice governatore (curdo) è stato minacciato molte volte e vive segregato. Tutta la popolazione è terrorizzata.

La polizia locale è di fatto in mano ai baathisti di Saddam Hussein. Ma essi sono alleati agli islamisti (fondamentalisti). Insieme, vogliono bloccare le elezioni; gli uni perché vogliono riprendere il potere, gli altri perché vogliono instaurare non una repubblica laica, ma un governo islamico. L'alleanza è forte: gli islamisti offrono carne da macello - i kamikaze e i combattenti - i baathisti danno conoscenza dei luoghi, mappe, sostegno tecnico,  elettronico ed esplosivi. Di fatto, secondo fonti di intelligence, i baathisti hanno potuto ricostruire tutta la rete delle loro associazioni e stanno influenzando lo stile della lotta contro gli occupanti e il governo ad interim. Gli sgozzamenti, le sepolture di massa, i rapimenti di donne e persone innocenti sono da attribuire all'infuenza baath: sono infatti gli stessi metodi usati dalla polizia segreta di Saddam Hussein.

La città di Mossul e il suo distretto sono ormai governati da baathisti.  Quando mesi fa è stata ricostruita la guardia nazionale, a Mossul il 96% dei posti sono stati presi da ex combattenti di Falluja.

Oltre che cercare di impedire le elezioni, essi bloccano lo sviluppo del Paese: l'oleodotto di Kirkuk ogni 3 giorni subisce un attentato. Responsabile del controllo dell'oleodotto e delle strade è proprio la guardia nazionale.

Il rapimento del vescovo di Mossul rientra in questa campagna del terrore per bloccare le elezioni. Caldei e assiri vogliono parteciparvi, ma gli islamisti e i baathisti li minacciano. Così a Mossul nessuno parla di elezioni e nessuno fa propaganda elettorale. Secondo mons. Louis Sako, vescovo caldeo di Mosul , il rapimento è un "avvertimento" che può succedere qualcosa di peggio se i cristiani vanno a votare. Altri "avvertimenti" sono stati le esplosioni alle chiese, non fatte in modo cieco, ma scientifico, con i miliziani che vanno in chiesa, avvisano che stanno per farla saltare e fanno uscire il prete o il vescovo. E' stato così il 7 dicembre, quando sono state colpite 2 chiese cattoliche, una di rito armeno e l'altra di rito caldeo; lo stesso è accaduto il 20 dicembre per altre 3 chiese: il vescovado sirto-ortodosso, la chiesa siro-cattolica e il vescovado caldeo.

In questa situazione è probabile che nessuno di Mossul andrà a votare alle prossime elezioni. Ma quindi che elezioni saranno? Un rappresentante locale ha detto ad AsiaNews: "Le elezioni saranno libere lì dove potranno esserci libertà e sicurezza. Dove non c'è sicurezza non potranno esservi elezioni libere. Ma sarà sempre meglio di quanto succede negli altri paesi intorno: in tutto il Medio oriente arabo non ci sono elezioni libere".

A quanto dicono gli abitanti della regione, i soldati americani hanno rinunciato a controllare Mossul, dove lo scorso 22 dicembre, vi è stato uno dei più sanguinosi attentati contro i soldati americani: 22 morti e oltre 60 feriti. Nello stesso tempo, la guardia nazionale non accetta che fra le sue file entrino dei curdi. Il motivo è ideologico – i curdi sono nemici dei baathisti – ma anche etnico ed economico: per decenni Saddam Hussein ha arabizzato l'area scacciando almeno 200 mila curdi. Ora i curdi vogliono tornare nella zona da cui sono stati cacciati e vogliono avere la loro parola sugli introiti del petrolio di Kirkuk. Negli ultimi 2 mesi almeno 78 curdi sono stati uccisi (sgozzati, naturalmente). La guardia nazionale dovrebbe vigilare l'ordine, ma gruppi e bande girano la città controllando le carte di identità: chi è curdo, chi non sa parlare l'arabo, è segnato. Come chi non si adegua ai costumi islamici: ci sono state ragazze sfregiate con una siringa di acido perché non indossavano il velo.

 

 

 

 

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