Milano (AsiaNews) "La bozza di risoluzione Onu? L'unica carta per la pace in Iraq. Oggi la guerra è contro tiranni peggiori di Saddam, i terroristi. Se ce ne andassimo ora dall'Iraq, lasceremmo il popolo irakeno in mano agli sgherri di Al Sadr". Così Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano e analista geopolitico, commenta ad AsiaNews la bozza di risoluzione presentata dal presidente Bush all'Onu.
Come giudica il documento presentato da Usa e Gran Bretagna al Consiglio di Sicurezza Onu?
Mi sembra il passo necessario per risolvere la crisi irakena: un passo tutt'altro che scontato dal punto di vista diplomatico. Prevede infatti tempi certi per il ristabilimento della sovranità del popolo irakeno e una presenza militare multinazionale (sotto controllo Usa) a garanzia del processo di democratizzazione. Tutti passi che vanno verso la ricostruzione del tessuto della comunità internazionale e di una nuova presa di coscienza del ruolo dell'Onu. Il successo di questa risoluzione dipende dalla nostra capacità di coinvolgere i Paesi arabi: questo può essere facilitato dal crescente peso degli sciiti in Iraq. Se l'Onu entra nella crisi irakena e assicura il passaggio di sovranità a un governo irakeno, si esce a da una situazione di guerra non dichiarata. Le forze militari multinazionali non dovranno quindi essere solo di peace-keeping bensì di peace-enduring: si dovranno mettere i militari in condizione di garantire realmente la sicurezza del Paese.
Gli Stati Uniti hanno dunque compiuto la svolta multilateralista che veniva loro richiesta?
Questa svolta c'è e segna la discontinuità che era stata chiesta e pretesa. Gli stessi leader della sinistra italiana (ho incontrato Fassino sabato) riconoscono che non c'è nessuno all'infuori degli americani in grado di guidare le truppe multinazionali. L'entrata dell'Onu è però molto importante. Trovo risibile chi oggi dice: "In mancanza di una risoluzione, gli americani devono ritirarsi". C'è una bozza di risoluzione, lavoriamo per approvarla. O lo slogan: "L'Iraq agli irakeni". Che vuol dire lasciare il popolo irakeno in mano agli sgherri di Al Sadr. Non possiamo abbandonare gli irakeni ad un regime peggiore di quello da cui sono stati liberati
Questa via multilateralista può estirpare il terrorismo in Iraq?
No, perché la risoluzione Onu è un processo politico e non militare. I terroristi perseguono l'obiettivo di una libanizzazione dell'Iraq: sono forze militari e come tali pensano ed agiscono. Forse la loro azione cambierà solo se vedranno cambiamenti forti e decisi, ad esempio nel comportamento delle forze militari multilaterali.
La bozza di risoluzione Onu è dunque oggi la via alla pace in Iraq?
È il massimo che si poteva sperare, ma non possiamo dire che sarà abbastanza. Abbiamo questa carta da giocare: se la bruciamo, non ne avremo un'altra. La vittoria in questa guerra è la liberazione degli irakeni da tiranni peggiori di Saddam. La guerra è stata probabilmente condotta secondo motivazioni diverse da quelle dichiarate. È stata fatta malamente, soprattutto dopo la presa di Bagdad. Questo non ci deve riguardare più di tanto: sarà la storia a giudicare. Lo stesso Kofi Annan tempo fa ebbe parole durissime su una guerra dichiarata in spregio alla sua organizzazione: "Un anno fa a Baghdad non c'era il terrorismo, oggi sì". Ma una settimana fa Annan ha ringraziato il governo italiano per il suo impegno militare in Iraq e ha riconosciuto che solo le forze della coalizione possono garantire il passaggio di poteri ad un governo irakeno. (LF)










