Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Mentre fazioni e partiti politici continuano, a sette mesi dalle elezioni politiche, a discutere sulla formazione del nuovo governo, in Iraq la popolazione sta perdendo la pazienza. Quello di cui ha un bisogno disperato è: una rete fognaria nuova, acqua potabile, forniture di corrente elettrica, assistenza sanitaria e ristrutturazione di edifici che ormai cadono a pezzi. A sette anni dalla guerra a Saddam Hussein, con 66mila civili uccisi nel conflitto – stando alle ultime rivelazioni del sito Wikileaks – gli iracheni chiedono solo che gli ingenti proventi delle risorse petrolifere e gli aiuti economici che arrivano da Paesi come gli Stati Uniti, non si perdano nei meandri della corruzione, ma vengano destinati ai bisogni reali della gente.
Dove finiscono i soldi della ricostruzione? “Il governo è troppo impegnato in altre cose – denuncia Shihab Ahmed Khammas, che gestisce una sartoria a Baghdad – alcuni edifici sono crollati non per le bombe, ma solo per incuria”. “Quando un Paese guadagna ingenti entrate dal settore petrolifero, le infrastrutture devono avere la priorità, ma questo da noi non succede - continua il sarto – sono troppo impegnati a rubare soldi”. Gli Stati Uniti hanno speso 54 miliardi di dollari nella ricostruzione in Iraq dall’invasione del 2003. Altri miliardi sono stati sborsati dal governo iracheno per lo stesso scopo, ma la gente vede solo piccoli miglioramenti. Baghdad, che ha incassato 72 miliardi di dollari dalle entrate petrolifere, promette di migliorare i servizi base, ma il processo è lentissimo. Discariche a cielo aperto nelle città Le Nazioni Unite dichiarano che l’83% dei liquami viene scaricato senza trattamenti direttamente nelle acque. La rete fognaria non è mai stata revisionata negli ultimi 15 anni. Per il governo centrale iracheno, un quarto della popolazione non ha accesso a acqua potabile. La raccolta della spazzatura avviene sporadicamente. Durante la stagione delle piogge, in inverno, nella città meridionale di Bassora le strade sono piene di liquami e molti dei canali che attraversano la città sono diventate discariche a cielo aperto. In attesa della formazione del nuovo governo, per ora le autorità si concentrano solo sull’ambizioso piano per fare il lifting alla capitale, dove saranno ristrutturati sei dei più grandi hotel della città: nel 2011 si terrà il summit della Lega Araba, primo grande appuntamento internazionale ospitato dall’Iraq dal 2003. Lo scintillio degli alberghi di Baghdad, però, non cambierà il dramma quotidiano degli iracheni. Questa estate la carenza di energia elettrica aveva creato violente rivolte nel Paese, che lotta ora solo per restaurare un minimo di normalità. (LYR)










