Religiosi a fianco degli iracheni per portare la pace

Religiosi a fianco degli iracheni per portare la pace

Roma (AsiaNews) – "Ispirati dai valori divini del perdono, della misericordia, della giustizia e della pace'', i religiosi cattolici che condividono in Iraq la sorte del loro popolo, contribuiscono al "processo di normalizzazione" del Paese. Lo scrive il presidente dell'Unione superiori generali (l'organizzazione che raccoglie i 226 superiori generali di altrettante congregazioni ed ordini religiosi, per un totale di oltre 200 mila religiosi), fratel Alvaro Rodriguez Echeverria, in una lettera ai religiosi che lavorano in Iraq.

«Il fatto che siate così uniti col popolo iracheno - si legge nella lettera, resa nota oggi - condividendone speranze, sofferenze e desideri rappresenta un incoraggiamento per noi e per tutta la Chiesa».

«La vostra presenza e' sempre piu' necessaria», scrive ancora padre Rodriguez. Il messaggio ricorda poi le parole del vescovo di Orano, mons. Pierre Claverie per il  martirio di sette trappisti in Algeria, nel 1996, appena 40 giorni prima di essere a sua volta ucciso: «noi stiamo qui a causa del Messia crocifisso. Per niente di più e per niente altro. Noi non abbiamo interessi da salvaguardare, né influenza da conservare. Non siamo spinti da perversione masochista o suicida. Non abbiamo potere». E «non è forse essenziale per un cristiano essere qui, nel luoghi di sofferenza, di abbandono?».

   «Voi - aggiunge padre Rodriguez – non avete potere, non fate parte di un'organizzazione potente e prestigiosa; non avete interessi da salvaguardare né influenza da conservare...; per voi è questione di amore, solo amore, di una passione che, come Gesù, vi rende capaci di creare spazi di vita in abbondanza per il piccolo gruppo di cristiani per i quali la vostra presenza è indispensabile e di conforto, ma anche per tutti gli iracheni, senza attenzione alle differenze di etnia e religione, che servite con generosa disponibilità».

   «In questo importante storico tempo nel quale vivete, uniti nei vostri sforzi con appartenenti ad altre religioni - conclude la lettera - noi siamo sicuri che contribuirete effettivamente all'attuale processo  di normalizzazione del vostro Paese, ispirati dai valori divini del perdono, della misericordia, della giustizia e della pace».

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