A Gaza per il Ramadan non ci sono più gli israeliani, ma manca anche il lavoro

A Gaza per il Ramadan non ci sono più gli israeliani, ma manca anche il lavoro

Gaza (AsiaNews) - Per la maggioranza dei palestinesi di Gaza, i nati dopo il 1967, quello che comincia oggi sarà il primo Ramadan senza l'occupazione militare; per quasi tutti, il mese di preghiera e di digiuno sarà accompagnato dal desiderio che finiscano violenze e bombardamenti e che l'unico scoppio ad essere udito sia quella della cannonata alla quale è tradizionalmente affidato l'annuncio della fine delle ore di digiuno.

La preoccupazione annunciata da Tawfiq Abou Khoussa, portavoce del ministero dell'Interno, era di assicurare l'impegno dell'amministrazione a trovare un nuovo cannoncino, dato che quello antico, di bronzo, è fuori uso da alcuni anni. Per tutti questo Ramadan sarà segnato da una crisi economica che proprio la "vittoria" sugli israeliani tende ad aggravare.

I giorni del ritiro dell'esercito con la stella di David erano stati "eccitanti". In città non c'erano abbastanza auto e taxi per portare oltre il confine ora libero, in Egitto, tutti coloro che non avevano mai potuto farlo, se non a patto di grandi difficoltà. Sull'onda della "vittoria" e della "liberazione" dopo 5 anni di intifada, c'erano persone che finalmente potevano tornare a Gaza, famiglia che potevano riunirsi.

Ma con i coloni israeliani sono andate via anche la maggior parte delle attività e delle possibilità economiche. Hanno lasciato una disoccupazione diffusa, che non riguarda solo la manodopera non specializzata. Secondo l'Ufficio centrale palestinese di statistica, i laureati di Gaza hanno la più alta percentuale di tutti i palestinesi di restare disoccupati: il 47,5%.

L'Autorità palestinese ed alcune organizzazioni internazionali hanno promesso di creare programmi di lavoro. Attualmente ci sono temporanei lavori poco pagati: semplici palliativi alle necessità della popolazione. Ciò rafforza Hamas, che attraverso sue ramificazioni caritative, come Al Salah Association,  provvede a cibo e servizi sanitari ed educativi per numerose persone.

La situazione di precariato ed incertezza è stata confermata ieri, quando un gruppo composto da circa 20 membri della polizia è entrato con la forza all'interno del Parlamento di Gaza per protestare contro le condizioni di lavoro e l'apatia governativa nei confronti di Hamas. Il gruppo ha interrotto i lavori dell'Assemblea proprio mentre i parlamentari di Gaza discutevano dell'emergenza sicurezza, collegati in videoconferenza con i colleghi a Ramallah, in Cisgiordania, dove si trova la sede istituzionale del Parlamento, teatro di un'analoga protesta.

La protesta è scattata dopo che domenica un gruppo armato di Hamas ha preso d'assalto la locale stazione di polizia con fucili e granate: il capo del dipartimento, Ali Makawi, e 2 civili sono stati uccisi. Il portavoce degli agenti ha detto: "Chiediamo all'Autorità Palestinese di prendere misure contro Hamas. Il nostro sangue viene versato per l'Anp, ma loro non fanno nulla".

L'Anp dà 200 dollari al mese a chi è senza lavoro ed in particolari difficoltà, ma la gente si aspetta soprattutto nuove iniziative economiche. Dal Ministero per la pianificazione vengono promesse di sviluppo urbano e di progresso economico. Così è per il porto commerciale, che dovrebbe utilizzare allargarsi alla zona di Netzarim per depositi e stabilimenti ed offrire 30.000 posti di lavoro. Ma il progetto del porto richiede l'approvazione israeliana e quindi esiste solo sulla carta. Lo stesso è per la ricostruzione dell'aeroporto internazionale di Gaza. Di fatto, la speranza della popolazione è quasi esclusivamente riposta in aiuti e interventi internazionali.

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