Gaza: Israele vota la tregua, mentre si continua a morire

Stasera a Gerusalemme il governo vota la sospensione unilaterale dell’attacco, a condizione che cessino i lanci di razzi e sia rilasciato il caporale Gilad Shalit. Ma Hamas: la guerra continua. Colpita anche una scuola gestita dall’Onu: sei morti, tra cui una donna e due bambini.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Tel Aviv si appresta a votare la tregua unilaterale e la diplomazia internazionale prepara il terreno per un vertice mondiale straordinario a Sharm El Sheik, mentre Hamas ribadisce che non interromperà la lotta armata e nella Striscia continuano gli attacchi dell’esercito israeliano. I raid hanno coinvolto anche una scuola delle Nazioni Unite, nel nord della striscia di Gaza: sei le vittime accertate, tra cui una donna e due bambini.

Oggi il governo israeliano si appresta a votare la fine delle operazioni militari a Gaza, dopo tre settimane di guerra che hanno causato oltre 1150 vittime e più di 5mila feriti fra i palestinesi della Striscia. Tzipi Livni, Ministro israeliano degli esteri, anticipa però la ripresa immediata dei conflitti in caso di nuovi attacchi dei fondamentalisti islamici: “Se Hamas rialzerà la testa – ha dichiarato la Livni – reagiremo con forza”. La tregua dovrebbe essere firmata entro la serata di oggi e ratificata domani in un vertice internazionale a Sharm El Sheik, presieduto dall’Egitto alla presenza dei principali leader mondiali e del segretario generale Onu Ban Ki-moon.

A rilanciare le speranze di pace hanno contribuito gli sforzi diplomatici compiuti dal governo egiziano, il quale si impegna a stroncare il rifornimento di armi alle milizie di Hamas. Per interrompere il contrabbando di armi il Cairo mette in campo operazioni mirate a fermare l’attività dei trafficanti al valico meridionale di Rafah e l’uso di apparecchi tecnologici per scovare i tunnel sotterranei.

Dal fronte palestinese, Hamas respinge ogni accordo per un cessate il fuoco e afferma di voler continuare la guerra. Il movimento estremista palestinese offre una tregua di un anno condizionata al ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia e alla riapertura di tutti i valichi di confine. Per Israele il cessate il fuoco resta vincolato anche al rilascio del caporale Gilad Shalit, catturato dai miliziani palestinesi nel giugno del 2006.

Nel frattempo continuano a soffiare venti di guerra a Gaza: oltre 50 i raid compiuti dall’esercito israeliano in diversi punti della Striscia, tra la notte scorsa e la mattina di oggi. Obiettivo degli attacchi i tunnel da cui transitano armi, postazioni per il lancio di razzi e luoghi in cui si sospetta vi siano arsenali nascosti. Colpita anche una moschea. Fra i centri bombardati vi è anche una scuola gestita dall’Onu, nel nord della Striscia di Gaza: nell’attacco contro l’edificio delle Nazioni Unite di Beit Lahiya – utilizzato come rifugio dai profughi – sono morte sei persone, tra cui una donna e due bambini; undici i feriti.

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