Intifada dei coltelli: in un mese Israele ha arrestato oltre mille palestinesi

La maggior parte dei fermati sono giovani uomini o donne. Hebron è la città con più arresti (221), seguita da Gerusalemme est (201) e Ramallah (201). Sono 87 i provvedimenti di fermo amministrativo emessi dalle autorità israeliane. Nelle violenze sono morti 53 palestinesi, un arabo israeliano e otto cittadini di Israele.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità israeliano hanno arrestato oltre mille cittadini palestinesi e arabi israeliani dallo scorso primo ottobre, dall’inizio della terza “intifada dei coltelli” che ha causato la morte di 53 palestinesi e un arabo israeliano. Otto le vittime fra i cittadini di Israele. Secondo quanto riferisce il Palestinian Prisoners Club, gruppo attivista pro-diritti umani con base a Ramallah, in Cisgiordania, la maggior parte dei fermati sono giovani uomini o donne. 

La stragrande maggioranza degli arresti, 221, si sono verificati nella città di Hebron, nel sud della Cisgiordania, un’area spesso teatro di scontri e violenze; qui vivono 500 coloni ebraici fra imponenti misure di sicurezza e circondati da almeno 200mila palestinesi. 

A seguire viene di Gerusalemme est, annessa da Israele, con 201 arresti eseguiti nella zona; poi la città di Ramallah, sempre in Cisgiordania, con 138 fermi. A questi si aggiungono almeno 160 arabi israeliani sottoposti a fermo perché coinvolti negli scontri e nelle violenze. 

Tra i palestinesi, 87 persone sono sottoposte al regime di detenzione amministrativa che permette di fermare un sospetto per lunghi periodi, anche senza accuse precise, e può essere rinnovato ogni sei mesi in modo unilaterale. Tale misura, un tempo applicata solo verso militanti palestinesi, ora vale anche per gli israeliani sebbene i critici si mostrino scettici sulle modalità di applicazione.  

Gli attivisti di Palestinian Prisoners Club affermano ricordano inoltre che oltre 6mila palestinesi sono ancora oggi detenuti nelle carceri di Israele, di cui almeno 420 sottoposti al regime di fermo amministrativo. 

I palestinesi accusano Israele di voler modificare lo “Status quo”, dando il via libera all’accesso e alla preghiera alla Spianata delle moschee anche per gli ebrei. Respingendo con forza le insinuazioni, il premier Benjamin Netanyahu ha però escluso l’ipoteso di una “presenza internazionale” sul luogo santo come richiesto dalla Francia durante una riunione del Consiglio di sicurezza Onu.

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