Israele e Stato islamico celebrano il neo-presidente Usa Trump

Siti jihadisti e miliziani di Daesh festeggiano il successo del candidato repubblicano. Trump mostrerà “la brutta faccia dell’America”. Egli è un “toro stupido, arrogante e presuntuoso, più stupido di Bush”. Per l’ideologo di al Qaeda è l’inizio della “distruzione” degli Usa. Netanyahu ricorda il “legame di ferro” fra i due Paesi. L’invito a Washington alla “prima opportunità”.

Washington (AsiaNews/Agenzie) - L’elezione di Donald Trump a 45mo presidente degli Stati Uniti, accolta nei giorni scorsi con le rituali dichiarazioni di auguri e felicitazioni dei principali leader mondiali, è vista come una “buona opportunità” da Israele e dallo Stato Islamico (SI). In questi giorni siti e pagine social riconducibili al movimento jihadista rilanciano con gioia la vittoria del candidato repubblicano alla Casa Bianca, giudicato un “franco tiratore apertamente ostile ai musulmani”. 

Durante i mesi di campagna elettorale, i vertici di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico, SI] non avevano fatto grandi differenze fra Trump e l’esponente democratica Hillary Clinton. Tuttavia, a poche ore dall’ufficializzazione della vittoria del “miliardario populista” alcune personalità vicine allo SI e diversi utente di siti jihadisti hanno iniziato a manifestare il loro entusiasmo. 

In alcuni messaggi rilanciati su Telegram [un programma di messaggistica criptato, ndr] i vertici dello SI invitavano i membri del gruppo a “gioire”, perché Trump “mostrerà la brutta faccia dell’America”.  La sua vittoria “è una buona cosa per la nazione musulmana”, rilanciava un altro jihadista, il quale non nasconde il proprio “ottimismo” perché è un “toro stupido, arrogante e presuntuoso, più stupido di [George W.] Bush”. 

Altri affermano ancora che la “volgarità” di Trump “metterà in imbarazzo” i “tiranni arabi” e “allargherà il campo del jihad”. 

Del resto durante i mesi di campagna elettorale il neo presidente non ha esitato ad attaccare la comunità musulmana, dal divieto di ingresso negli Stati Uniti per i fedeli di Maometto alle parole pungenti riservate all’Arabia Saudita e alla monarchia. E sempre nei mesi scorsi sui siti della propaganda di Daesh Trump e la Clinton venivano descritti come “impegnati al fianco dello Stato ebraico nella guerra contro l’islam”.

In rete i militanti dello Stato islamico evidenziano le proteste di piazza che hanno accolto la vittoria di Trump negli Usa e si augurano che possano aumentare, così “ritireranno i loro eserciti” in Medio oriente per sedare la rivolta interna. 

Sull’elezione del miliardario repubblicano si è espresso anche Abou Mohammad al-Maqdis, ideologo di al Qaeda che vive in Giordania. “Trump al potere - sottolinea il leader estremista - potrebbe essere l’inizio di una divisione negli Stati Uniti e l’era della sua distruzione”. 

Insieme allo Stato islamico, anche i vertici del governo israeliano sembrano - almeno nelle dichiarazioni ufficiali - soddisfatti del risultato elettorale. La leadership locale ricorda quanto affermato nei mesi scorsi da Trump, il quale si è detto pronto in caso di vittoria a trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, sfidando la posizioni dominante all’Onu. 

Lo stesso premier Benjamin Netanyahu, definendo Trump “un vero amico di Israele”, è sicuro che il neo inquilino della Casa Bianca porterà i rapporti fra Israele e Stati Uniti a “vette mai raggiunte” prima. “Non vedo l’ora di lavorare con lui - ha aggiunto Netanyahu - per rafforzare la sicurezza, la stabilità e la pace della regione”. 

Il premier israeliano ha ricordato il “legame di ferro” fra i due Paesi, che affonda le sue radici in “valori condivisi” rafforzati da “interessi comuni e guidati da un destino comune”. “Sono fiducioso - conclude Netanyahu - che il presidente Trump e io continueremo a rafforzare l’alleanza unica che lega i nostri due Paesi”. La telefonata di Trump a Netanyahu e l’invito negli Stati Uniti alla “prima opportunità” per un incontro sembrano confermare questo legame speciale.

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