Israele, la legge dello Stato-nazione ‘discrimina ed emargina’ i cristiani

È l’allarme lanciato dai vescovi del “Coordinamento di sostegno” di Terra Santa al termine della loro visita. Ai cristiani il compito di vivere come “cittadini a pieno titolo”, nel contesto di una società “plurale e democratica”. L’appello ai governi mondiali perché raddoppino “gli sforzi per una soluzione diplomatica” con due Stati.

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - I cristiani israeliani desiderano vivere “come cittadini a pieno titolo”, con il “riconoscimento dei loro diritti” nel contesto di una società “plurale e democratica”. È quanto afferma il Gruppo di Coordinamento delle conferenze episcopali a sostegno della Terra Santa, nel comunicato finale a conclusione della loro visita in Israele e Palestina. Manifestando “solidarietà” a tutti i cristiani della regione, i membri sottolineano che essi “si trovano ad affrontare difficoltà profonde in tutti gli aspetti della loro vita”. 

Fra i membri del Coordinamento vi è grande preoccupazione perché “insieme ad altri cittadini arabi palestinesi e migranti” in Israele, molti cristiani sono “discriminati ed emarginati”. Fra gli elementi che creano particolare apprensione vi è la legge dello Stato-nazione che crea “una vera e propria base costituzionale e giuridica per la discriminazione” contro le minoranze. 

Questa norma voluta dal governo del premier Benjamin Netanyahu, e sostenuta on vigore dalla destra del Paese e dall’ala religiosa ebraica, mina “gli ideali di uguaglianza, giustizia e democrazia”. Per questo i leader cristiani ribadiscono il sostegno ai cristiani israeliani e a quanti “sfidano la discriminazione, a sostegno della loro istanza di protezione del pluralismo nel Paese”.

La delegazione era composta da un totale di 15 membri ed era guidata da mons. Declan Lang, di Inghilterra e Galles, presidente del Coordinamento Terra Santa. Fra i prelati vi era anche il vescovo tedesco Stephen Ackermann, l’arcivescovo del Sud Africa Stephen Brislin, il prelato statunitense Timothy Broglio, il portoghese José Ornelas Carvalho e l’italiano Rodolfo Cetoloni.

Nell’approssimarsi della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani - che inizia oggi -  il Coordinamento riafferma la “solidarietà con tutte le Chiese qui presenti” e rafforza la preghiera perché si possa lavorare con maggiore vigore “insieme nel perseguimento della giustizia e della pace”. La delegazione in visita nella regione nei giorni scorsi si è recata anche in Palestina dove “nonostante la fede e la resistenza” delle persone “abbiamo incontrato la miseria dell’occupazione” aggravata da “tagli drastici ai finanziamenti umanitari” da parte del governo Usa.

“L’assistenza sanitaria, l’istruzione e altri servizi di base per i rifugiati - avvertono i leader cristiani - sono sempre più minacciati, aggravando così le persistenti violazioni della loro fondamentale dignità umana. Questo non può essere ignorato o tollerato”. Da qui l’invito ai governi mondiali a “colmare le lacune di finanziamento” dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (Unrwa) e raddoppiare “gli sforzi per una soluzione diplomatica, con due Stati sovrani”. 

La visita ha portato infine anche elementi positivi in prospettiva: fra questi “la presenza di cittadini israeliani di diversa provenienza che convivono e lavorano insieme per il bene comune della loro società”. “Riconosciamo che Israele - conclude il Coordinamento - sia stato fondato in base a dichiarazioni di principi di uguaglianza tra tutti i suoi cittadini. Questi principi devono urgentemente diventare effettivi”. 

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