La Palestina è uno Stato non-membro, osservatore alle Nazioni Unite

Mahmoud Abbas ha chiesto all'Assemblea Onu di votare per "il certificato di nascita" dello Stato palestinese. La risoluzione è passata con 138 voti a favore; 9 contrari; 41 astenuti. Israele più isolato nella comunità internazionale. Il possibile ricorso alla Corte internazionale contro gli insediamenti illegali; le possibili ritorsioni del governo israeliano. Festa a Ramallah e a Betlemme.

New York (AsiaNews) - Con 138 voti a favore, nove contrari e 41 astenuti, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha accolto la Palestina come  Stato non-membro osservatore. Finora essa era riconosciuta solo come osservatore attraverso l'Autorità palestinese (Ap), rappresentata dall'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Il riconoscimento come non-membro implica il riconoscimento dello Stato all'interno dei confini del 1967, prima dell'occupazione israeliana di Gerusalemme e della West Bank.

Nel suo appello all'Assemblea, Mahmoud Abbas, presidente dell'Ap,  ha dichiarato che "sessantacinque anni fa, in questo giorno [il 29 novembre], l'Assemblea generale ha adottato la risoluzione 181 che ha diviso il Paese storico della Palestina in due Stati ed è divenuta il certificato di nascita dello Stato d'Israele...Oggi l'Assemblea generale è chiamata a emettere il certificato di nascita della realtà dello Stato di Palestina". Abbas ha anche sottolineato che la richiesta dei palestinesi nasce dal desiderio della pace. "Basta - ha aggiunto - con le aggressioni, le colonie e l'occupazione".

Ron Prosor, ambasciatore israeliano all'Onu, ha sminuito la richiesta palestinese come un vuoto "simbolismo", aggiungendo che "nessuna decisione dell'Onu può rompere il legame di 4mila anni fra il popolo d'Israele e la terra d'Israele". Egli ha poi affermato che il suo Paese rimane deciso a cercare la pace, ma "non permetteremo lo stabilirsi di un'altra base iraniana del terrore nel cuore della nostra nazione".

Lo stesso pensiero è stato espresso dal premier Benjamin Netanyahu a Gerusalemme, aggiungendo che il voto all'Onu "non cambierà nulla sul terreno".

In realtà, il preponderante voto a favore della Palestina rivela un certo isolamento del governo israeliano nella comunità internazionale. Anche i voti contrari sono degli amici storici di Israele, gli Stati Uniti, il Canada e di alcune piccole entità come Nauru, Palau, Panama, le Isole Marshall e la Micronesia. Contraria anche la Repubblica Ceca, unico Paese europeo a votare contro.

Molti Paesi europei hanno votato a favore, fra cui l'Italia, la Spagna e la Francia; Gran Bretagna e Germania si sono astenute.

La sessione all'Onu è stata accolta da feste, fuochi d'artificio e danze a Ramallah, sede dell'Ap, e in altre città palestinesi. A Betlemme il discorso di Abbas è stato proiettato sul muro che divide la città dalla Gerusalemme ebraica.

Il timore di Israele è che con l'innalzamento del suo status, la Palestina possa entrare nella Corte internazionale dell'Aia e iniziare una serie di processi contro l'occupazione delle terre palestinesi da parte dei coloni israeliani. Israele, da parte sua ha già minacciato di non riconoscere più gli accordi di Oslo; di bloccare il versamento delle tasse all'Ap [che attualmente, nei Territori occupati, sono raccolte da Israele]; bloccare l'entrata di migliaia e migliaia di palestinesi che ogni giorno vanno a lavorare in Israele.

Parlamentari Usa hanno più volte minacciato la cancellazione degli aiuti per i rifugiati palestinesi alle agenzie internazionali che riconoscono la Palestina come Stato.

Nel suo discorso all'Assemblea Onu, Abbas non ha citato per nulla il Tribunale internazionale, ma Riyad al-Maliki, ministro palestinese degli esteri ha dichiarato alla stampa che se Israele continua a costruire insediamenti illegali, i palestinesi potrebbero scegliere anche questa via per difendersi.

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