Leader cristiano: Pellegrini e turisti asiatici trainano il turismo in Terra Santa

Nel 2018 previsti oltre quattro milioni di visitatori in Israele, più 14% rispetto all’anno precedente. A Betlemme oltre il 95% delle camere di hotel è prenotata. Sobhy Makhoul: livelli “inaspettati”, crescono i visitatori da Cina, Corea del Sud e India. Ma serve un miglioramento delle infrastrutture e nuove regole agli accessi ai luoghi santi.

di Dario Salvi

Gerusalemme (AsiaNews) - Il turismo, anche religioso, ha raggiunto “livelli inaspettati” quest’anno in Terra Santa; il flusso dei pellegrini “è andato oltre le previsioni”, anche e soprattutto per l’arrivo di molti visitatori “dall’Asia: in particolare da Cina, Corea del Sud, India. Molti di questi sono cristiani”. È quanto racconta ad AsiaNews Sobhy Makhoul, della Chiesa maronita di Gerusalemme e amministratore del Christian Media Center, il quale conferma il “problemi degli alloggi” per venire incontro alle necessità: “Abbiamo dovuto utilizzare - spiega - alberghi a Gerico o Hebron che distano fino a 40 km da Gerusalemme”. 

Nella sola Betlemme, prosegue, “gli alberghi sono aumentati e oggi sono 28 ma non bastano per accogliere i visitatori”. E per il Santo Sepolcro “vi sono attese fino alle tre ore e questo rende l’idea del flusso di pellegrini. Siamo al limite della capacità massima”. Il ministero israeliano del Turismo, aggiunge, “sta cercando di risolvere il problema: le agenzie ebraiche usano hotel che stanno in Palestina; pochi giorni fa lo stesso ministero ha firmato un accordo con il ministero filippino del Lavoro per l’invio di oltre mille persone per rispondere alle necessità”.

Il turismo in Israele e Palestina sta registrando un periodo di ripresa dopo un calo drammatico nel precedente periodo. L’anno peggiore è stato il 2015, quando si è toccato il fondo in relazione al decennio in corso, anche a causa di una serie di attentati all’arma bianca che avevano fatto temere per la sicurezza di cittadini e visitatori. Al dicembre 2018 si sono registrati 3,8 milioni di visitatori in Israele, con una crescita del 14% rispetto agli 11 mesi dell’anno precedente. L’obiettivo è superare quota quattro milioni. “Solo nel mese di ottobre - racconta Sobhy Makhoul - sono entrati 483mila turisti, con una crescita del 40% rispetto allo stesso mese del 2017”. 

Fra le aree che beneficiano dell’aumento dei turisti vi è Betlemme che registra il (quasi) tutto esaurito per il periodo natalizio. In città le camere degli alberghi sono in larghissima maggioranza già prenotate da tempo (oltre il 95% secondo le previsioni per fine di dicembre). Vi è poi l’aumento dei visitatori in relazione alle celebrazioni per i 70 anni dello Stato di Israele. 

In questo periodo di Avvento cresce il numero dei pellegrini e, fra i siti più visitati, vi è la basilica della Natività a Betlemme. “Non abbiamo mai visto - sottolinea la titolare del dicastero Rula Ma’ayah - un numero così elevato di turisti in visita in Palestina. Soprattutto, in una città come Betlemme il turismo funge da traino per tutta l’economia locale”.  

A trainare le visite, i lavori di restauro della basilica, che hanno riportato il celebre luogo di culto allo splendore originale. “I cristiani abbandonano la Terra Santa per la mancanza di pace e le difficoltà economiche” ha sottolineato il sindaco di Betlemme Anton Salman. Per questo “noi lottiamo per farli restare nella loro terra e questo [lavoro di restauro] è uno dei modi”. L’opera è iniziata nel 2013, a un anno dalla dichiarazione di patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco; finora sono stati raccolti 14 dei 17 milioni di dollari necessari per completare l’opera. 

“Non è facile capire le ragioni di questo picco nel turismo” sottolinea il leader cristiano, sebbene in molti “stiano studiando il fenomeno. Una delle ragioni è l’aumento di visitatori dalla Cina, dalla Corea del Sud, dall’India [oltre 30mila visitatori nel 2018, ndr], anche e soprattutto cristiani che intraprendono un turismo di natura religiosa. Per noi questo è un mercato nuovo, mentre resta stabile quello statunitense e si conferma il calo dall’Europa”. 

La speranza, conclude Sobhy Makhoul, è che “questa tendenza possa continuare, favorita anche dal clima di relativa stabilità che si respira nella regione. Ecco perché è più che mai necessario rafforzare le infrastrutture e potenziare il settore dell’ospitalità, predisponendo al contempo un nuovo piano per le visite ai luoghi sacri regolando l’afflusso di pellegrini e visitatori”.

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